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SOTTOVOCE

di Serena Consigli, Regione Toscana
disegno ragazzo che gioca alla slot machine

Quando il gioco non è più solo un passatempo, ma lo si fa in maniera compulsiva aumentando progressivamente la frequenza delle giocate, diventando una dipendenza, siamo di fronte al Gioco d’Azzardo Patologico (G.A.P).

Il gioco d’azzardo è un’attività dove il giocatore non ha alcuna possibilità di influire sul risultato, che è puramente casuale, e non è pertanto legato a una sua particolare abilità, la posta in gioco abitualmente è una somma di denaro o altro bene.
L’OMS ci segnala che il numero di giocatori d’azzardo è in crescita e rappresenta il 3% della popolazione adulta; questo dimostra che il gioco risponde a un bisogno di socializzazione, funge da antidoto alle ingiustizie sociali, diventa uno strumento per abolire le differenze, la soddisfazione di bisogni di sfida e di disprezzo per la vita di routine e compensa il malessere individuale e sociale.

Le ricerche indicano che il volume del gioco aumenta in presenza di forti crisi sociali e rappresenta un’alternativa all’azione costruttiva per accedere al reddito.
La Regione Toscana ha realizzato una pubblicazione che fornisce a medici e pediatri di famiglia un focus per affrontare le molteplici criticità della dipendenza da gioco, per garantire un’adeguata formazione che consenta loro di segnalare tempestivamente situazioni a rischio e per offrire informazioni sui servizi specialistici territoriali delle Aziende Sanitarie competenti a gestire la patologia del G.A.P.

I contenuti della pubblicazione sono altresì utili a tutte le persone coinvolte a qualsiasi titolo nella tematica del gioco d'azzardo, per attivare efficaci interventi di prevenzione.
Anche se l’indagine EDIT 2015 dell’ARS mostra una battuta d’arresto nella diffusione del gioco d’azzardo (-11% rispetto al 2011), appare evidente che la “febbre del gioco” non risparmia i giovanissimi: il 47,4% dichiara di aver giocato d’azzardo almeno una volta. Anche da quanto emerge dagli ultimi dati dello studio Ipsad dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr di Pisa, cresce infatti tra gli adolescenti la tendenza al gambling ("gioco d’azzardo" in inglese): sono più di un milione gli studenti che nell’anno 2012 riferiscono di aver giocato soldi e, nonostante una chiara legislazione restrittiva per i minori, 630mila under 18 hanno speso almeno 1 euro giocando d’azzardo. Secondo l’indagine ESPAD 2012 – che ha coinvolto 45mila studenti delle scuole superiori e 516 istituti scolastici di tutta la Penisola – nell’ultimo anno il 45,3% degli studenti ha puntato somme di denaro.

A essere decisamente più coinvolti nel vortice del gioco sono i ragazzi (55,1% contro il 35,8% delle ragazze). Rispetto alla popolazione generale la prevalenza di soggetti in età giovanile con gambling problematico risulta essere quasi il doppio (5-6%). In Toscana si stima che circa 18.200 adolescenti toscani rischiano di diventare dipendenti da gioco d’azzardo. Determinate caratteristiche dei soggetti (sesso, tipologia d’istituto frequentato, livello di distress) e alcuni comportamenti a rischio (binge drinking, consumo di tabacco, consumo di sostanze illegali, bullismo, ecc.) risultano essere associate alla problematicità con il gioco d’azzardo.