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PSICOLOGIA

di Francesca Maffei, responsabile Psicologia ospedaliera del Meyer
Bambini che prendono il panino ad un bambino più piccolo

Il bullismo è un insieme di comportamenti deliberatamente dannosi e continuativi nel tempo di prevaricazione fisica, verbale o indiretta. Il bullismo non si limita solo alle botte e agli insulti, ma comprende anche le azioni che mirano a escludere una persona dal gruppo isolandola.

I campanelli di allarme. Non ci sono segnali specifici, tuttavia è opportuno prendere in considerazione alcuni comportamenti: un improvviso rifiuto di andare a scuola o la richiesta di essere accompagnati in classe, un calo improvviso nel rendimento scolastico, tornare a casa con quaderni e libri rotti, chiedere o prendere soldi a casa, iniziare a comportarsi da bulli con gli amici e i fratelli, avere spesso lividi e graffi. Quando il bambino dà risposte poco plausibili ed evasive di questi comportamenti è opportuno approfondire.

Cosa fare. Quando un genitore sente preoccupazione di fronte a questi o altri sentori è importante che affronti l’argomento parlandone con il figlio, ricordandosi che il bambino che sia vittima, artefice o spettatore degli atti di bullismo, potrà avere difficoltà a parlarne. Chi subisce atti di bullismo può vergognarsi, temere ulteriori atti di rivendicazione da parte dei bulli o provare timore per la reazione dei genitori (essere sottovalutato, non essere creduto, ecc.); i bambini che fanno i bulli lo nascondono ai genitori e raccontano versioni falsate degli eventi. È utile ascoltare e comprendere i bambini, pur tenendo conto che il racconto dell’evento potrebbe essere parziale o alterato. Tuttavia il bambino ha bisogno di sentirsi creduto e ha bisogno di sapere che viene data importanza a quello che sta dicendo. Bisogna avere un atteggiamento paziente perché potrebbe essere necessario parlare con il bimbo in più occasioni per far emergere tutti gli eventi e la loro dinamica.
Tenete conto che i più piccoli potrebbero essere confusi su quello che sta loro accadendo, mentre l’adolescente probabilmente cercherà di affrontare la situazione da solo evitando di chiedere aiuto ai genitori. È controproducente parlare con uno stile “da interrogatorio”: questo non farà altro che alimentare le difficoltà. La famiglia di un bambino vittima di bullismo dovrà sostenerlo perché il piccolo è stato colpito nella sua autostima, nel suo senso di adeguatezza e potrà provare sfiducia in sé, vergogna, paura: va quindi protetto e nel contempo sostenuto per recuperare un adeguato senso di sé. È necessario coinvolgere la scuola e prima di fare questo bisogna condividere con il figlio questa scelta perché ne capisca l’opportunità e l’utilità, dopodiché è importante confrontarsi con gli insegnanti che porranno maggiore attenzione a quello che succede tra gli alunni.

Cosa non fare. Evitare scontri con i genitori dei presunti bulli, questo porterà soltanto ad acuire il conflitto: comprensibilmente ogni famiglia prenderà le difese del proprio figlio. Bisogna invece affrontare il problema insieme, genitori di tutti gli alunni, insegnanti e bambini: quando il bullismo si verifica in una classe coinvolge non solo la vittima, ma anche gli spettatori passivi e gli stessi bulli che agiscono le prevaricazioni. Ognuno ha un suo ruolo.

Il percorso virtuoso. La collaborazione famiglia scuola è il primo passo, poi il fenomeno va affrontato con interventi mirati sul gruppo classe, ad esempio con percorsi di mediazione rivolti alla gestione del conflitto, oppure con role playing su queste tematiche, che servono per capire la dinamica affettiva alla base del fenomeno. Tutti i bambini (bulli, vittime, spettatori) possono comprendere attraverso queste esperienze il vissuto emotivo dell’altro: ad esempio il bullo può rimanere sorpreso e dispiacersi nell’accorgersi che la sua vittima è stata così male, chi guardava passivamente diventare consapevole che ha avuto un ruolo e può dire la sua. In questo modo la dinamica affettiva irrigidita nei comportamenti di bullismo si smuove e ognuno avrà il proprio spazio e opportunità per cambiare l’equilibrio che si era stabilito fino a quel momento. È l’occasione per ridiscutere quelle regole implicite e quegli atteggiamenti del gruppo classe che in qualche modo sostengono i comportamenti del bullo. In alcuni casi sarà necessario intraprendere percorsi di sostegno psicologico individuale per la vittima per incrementarne l’autostima e l’assertività e potenziare le risorse relazionali, mentre per chi compie atti di bullismo è importante lavorare per sviluppare le capacità empatiche ovvero sintonizzarsi sullo stato emotivo dell’altro e cogliere gli effetti delle proprie azioni.