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PAROLA DI ESPERTO

La prof.ssa Chiara Azzari affronta i quesiti arrivati dai nostri lettori

Crescono le persone, soprattutto adulte, che in questa prima frazione dell’anno hanno contratto meningiti e sepsi da meningo C. Per rispondere ai quesiti che ci avete inviato abbiamo chiamato la prof.ssa Chiara Azzari, immunologa del Meyer e responsabile del laboratorio che effettua il test rapido sulle malattia invasive batteriche.

Buongiorno, vorrei avere delle informazioni in più sul vaccino meningite, i suoi pro e i suoi contro. I miei pediatri sono concordi sul vaccino, ve lo dico subito, ma noi titubiamo... Se ne parla tanto, bene o male che sia, tanti casi stanno venendo fuori... e noi genitori siano sempre più confusi sul dal farsi.
Gentile signora, i vaccini sono sicuramente stati il più grande strumento per il miglioramento della salute di tutta la popolazione negli ultimi 200 anni. Il vaccino della meningite, di cui ci chiede, è un vaccino particolarmente sicuro e privo di rischi. E' un vaccino “ucciso”, cioè non contiene un germe vivo, neppure attenuato. Contiene solo un pezzetto di germe e pertanto non può mai causare la malattia, proprio come se di un cane ci fosse solo la coda... questa non potrebbe mai mordere.
La meningite, così come le altre malattie per cui si fanno i vaccini, è una malattia mortale. E' rara (5-10 casi ogni 100.000 persone, più frequente nei bambini sotto i 5 anni), ma se ci colpisce lascia dei danni indelebili e può condurre alla morte.

Tanti casi in Toscana, l’invito è quello della vaccinazione, quanto è efficace?
Il vaccino anti-meningococco (sia contro il C che il vaccino tetravalente) è molto efficace e produce una buona quantità di anticorpi. Come per tutti i vaccini ci sono individui che non sono protetti; questo non dipende dal vaccino ma dall'incapacità dell'individuo di produrre anticorpi. Le persone che non producono anticorpi dopo la vaccinazione si chiamano non-responders. Per ogni tipo di vaccino il numero dei non-responders è diverso: per il tetano rispondono al vaccino più del 99% dei soggetti, per il meningococco più del 95% dei soggetti. Tutti i soggetti che rispondono sono protetti.

La protezione indotta dal vaccino quanto dura?
La protezione indotta dal vaccino antimeningococco dura almeno 5 anni. Dopo i 5 anni la protezione comincia a calare, la velocità del calo della protezione varia da soggetto a soggetto; alcuni soggetti possono aver perso gli anticorpi dopo 8 anni, altri possono conservarli anche più di 10 anni.

Perché anche le persone vaccinate vengono invitate a fare la profilassi se sono venute a contatto con un malato?
La profilassi post-contagio serve a uccidere un eventuale meningococco che può essere presente nella nostra gola, trasmessoci dal soggetto malato. In un soggetto vaccinato che ha prodotto anticorpi contro il vaccino gli anticorpi stessi sono capaci di distruggere il meningococco che ci è stato passato dal soggetto malato. Dal momento però che non sappiamo con certezza se nelle persone che sono state a contatto con il malato ce ne sia una che, per motivi legati alla persona, non ha potuto produrre sufficienti anticorpi, la profilassi viene fatta a tutti come estrema precauzione.

In Toscana c’è una epidemia di meningite?
In Toscana abbiamo avuto un numero di casi superiore agli anni passati. I numeri sono comunque bassi e non possiamo perciò parlare di epidemia. E' più coretto parlare di "gruppo di soggetti infettati" o, come si dice in gergo medico cluster di infezioni.
Il cluster di infezioni del 2015 e 2016 si è verificato in adulti e anziani perché la grande maggioranza dei bambini e degli adolescenti, che normalmente sono i più colpiti dal germe, erano vaccinati. La vaccinazione non ha fatto spostare l'età di malattia negli adulti o anziani; quello che si è verificato è che sono stati eliminati i casi di una certa età per merito della vaccinazione. Se i bambini e gli adolescenti non fossero stati vaccinati i casi sarebbero stati molto più numerosi. Avremmo avuto una vera epidemia.

Ci parli della meningite, cosa è e cosa provoca.
La meningite è un'infiammazione delle meningi, le membrane che ricoprono il cervello. E' causata da batteri come il meningococco, lo pneumococco, l'Haemophilus influenzae. Questi germi sono capaci di dare anche malattie più gravi della meningite, ad esempio la sepsi. La sepsi è una condizione in cui il batterio non sta solo nel cervello, ma entra in circolo nel sangue e lì si moltiplica. La conseguenza è che si infiammano e si chiudono molti vasi sanguigni e si hanno estese zone di necrosi, cioè zone dove la pelle, i muscoli, le ossa, muoiono per mancanza dell'arrivo del sangue; a seguito di questo si possono avere amputazioni delle braccia, delle gambe, delle orecchie e così via. La sepsi è mortale nel 20% dei casi. Cioè uno su 5 dei pazienti colpiti da sepsi va incontro a morte. La meningite invece è confinata solo al cervello ed è mortale nel 7,5% dei casi. Il sierotipo ST11 che ha circolato quest'anno in Toscana ha dato un gran numero di sepsi (più sepsi che meningiti).