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Bambino seduto in poltrona che si abbuffa di cibo

PER I NOSTRI FIGLI

di Angela Pittari, pediatra di famiglia
Bambino seduto in poltrona che si abbuffa di cibo

In un tempo non molto lontano erano l’inappetenza e le carenze alimentari a preoccupare medici e genitori. Oggi, invece, tra i problemi dei nostri bambini vi sono l’eccessiva voracità e l’alimentazione scorretta.

Per crescere abbiamo bisogno di energia (calorie) nella giusta quantità (fabbisogno calorico): quando assumiamo troppa o troppo poca energia, il naturale processo di crescita può sfociare in un rischio per la salute di piccini (e grandi). Possiamo dire che l’alimentazione è corretta quando si mangia con equilibrio (vi sono tutti i nutrienti in quantità adeguata all’età, al sesso e al tipo di attività fisica svolta). Al contrario, se assumiamo una quantità di energia maggiore di quella necessaria, l’eccesso si accumula sotto forma di grasso di deposito con conseguente aumento del peso corporeo. Un aumento che oltre un certo limite (sovrappeso, obesità) diventa un fattore di rischio significativo per l’insorgenza di malattie croniche e degenerative come il diabete, l’ipertensione e le coronaropatie.

Oggi uno dei problemi più urgenti per i nostri bambini è rappresentato proprio dall’elevata prevalenza del sovrappeso e dell’obesità (fin dalla prima infanzia), dallo stile di vita scorretto (eccessiva sedentarietà), di fuorvianti messaggi dei mass-media, della considerevole diffusione dei disturbi del comportamento alimentare (bulimia e anoressia) e dei problemi relativi alla sicurezza alimentare (contaminanti, coloranti, pesticidi). Negli ultimi anni l’obesità è aumentata in modo esponenziale in tutto il mondo diventando una delle cause più frequenti di malattia e di mortalità tanto da essere definita globesity (globalizzazione dell’obesità). Dalle ultime stime risulta che nel mondo ben 40 milioni di bambini in età prescolare e 155 milioni di bambini e adolescenti tra i 5 e i 17 anni sono sovrappeso, di questi 30-40 milioni sono obesi. L’Italia, tra i Paesi europei detiene, purtroppo, il primato negativo: infatti circa il 36% dei nostri bambini è in sovrappeso e/o obeso.

Da un’indagine epidemiologica circa le abitudini alimentari e l’attività fisica condotta dal Ministero della Salute, con la collaborazione attiva dei pediatri di famiglia, emerge che:

  • quasi la metà dei bambini salta la prima colazione o la fa in modo inadeguato in merito alla quantità, alla qualità e alla modalità (merendine, succhi di frutta o altre bevande zuccherate trangugiate frettolosamente in macchina o nei pulmini per andare a scuola);
  • il 65% fa merende pomeridiane troppo abbondanti (è dilagante la disaffezione alle mense scolastiche);
  • il 22% non consuma quotidianamente la frutta e ancor di più la verdura (ricalcando per lo più modelli familiari);
  • ben il 44% consuma abitualmente bevande gassate, zuccherate e fast-food;
  • il 17% non pratica nessuna attività sportiva ad eccezione di quella in ambito scolastico;
  • il 36% trascorre giornalmente un tempo imprecisato (più di 2 ore) davanti alla televisione e molti di questi bambini dispongono di un apparecchio TV nella propria cameretta o di un tablet personale a cui hanno accesso non controllato;
  • pochi o pochissimi vanno a scuola a piedi o in bici.

Un dato preoccupante riguarda le famiglie che spesso hanno una scarsa percezione del problema sovrappeso/obesità dei propri figli. Frequentemente mi è capitato di sentire genitori che non riconoscono il peso corporeo del figlio sia eccessivo rispetto alla sua altezza e/o alla sua età, sottovalutano la quantità di cibo realmente assunta ai vari pasti e giudicano soddisfacente l’attività fisica praticata. Risulta quindi importante l’ambiente familiare da cui dipendono stili di vita, pratiche di educazione dei figli, atteggiamento dei genitori nei confronti di dieta e attività fisica. Come siamo è scritto nei nostri cromosomi, ma è un testo che può essere letto in modi diversi: uno studioso (G.A. Bray) ha detto che “il patrimonio genetico carica il cannone ma è l’ambiente che tira il grilletto”, infatti la quota di obesità inevitabile causata da alterazioni genetiche o da malattie acquisite è solo una piccola percentuale dell’obesità comune determinata da un’alimentazione scorretta.

Le ragioni di tanta preoccupazione. L’obesità porta con sé una serie di problemi e ripercussioni negative, sia nel breve, sia nel lungo termine. Tra le complicanze immediate dell’obesità si possono annoverare le dislipidemie, l’ipertensione arteriosa, la resistenza all’insulina e il diabete, la steatosi epatica, il piede piatto e il ginocchio valgo, le apnee notturne oltre a una discreta serie di problematiche psicologiche (riduzione dell’autostima, insoddisfazione del proprio aspetto fisico, bullismo ed episodi di derisione).
A lungo termine, un bimbo obeso ha il 70-80% di essere un adulto obeso con conseguente aumento del rischio di sviluppare malattie metaboliche, cardiovascolari, osteoarticolari e neurologiche con conseguente riduzione delle aspettative e della qualità di vita.
È il pediatra che, in occasione delle diverse visite mediche e ancor più durante i bilanci di salute, valuta la crescita staturale e ponderale del bambino rilevando il peso, l’altezza, il BMI (l’indice di massa corporea) e lo stato nutrizionale, intercettando così precocemente eventuali condizioni a rischio di sovrappeso. È sempre il pediatra che, attraverso il colloquio con i genitori e con il bambino stesso individua gli eventuali errori alimentari e nutrizionali (consumare velocemente i pasti senza badare alla quantità e alla qualità dei cibi, mangiare fuori pasto, preferire prodotti attraenti ma dal ridotto valore nutritivo o cibi ad alta densità calorica e ricchi di grassi e zuccheri, e a ridotta o assente assunzione di fibre), propone un adeguato programma dietetico e di attività fisica compatibile con l’età del bambino, evitando comportamenti colpevolizzanti ma promuovendo un’inversione di rotta dello stile di vita di tutta la famiglia.

Nella mia pratica medica ho trovato un valido aiuto in uno strumento semplice, facilmente consultabile dai genitori e dal bambino stesso, la piramide alimentare: essa suggerisce di consumare più volte al giorno tutti gli alimenti che stanno alla sua base e in misura via via sempre minore quelli posizionati più in alto. Andando quindi dalla base verso il vertice troviamo molti cereali, frutta e verdura, poi moderate quantità di proteine di origine animale privilegiando il pesce e minime quantità di dolci e di grassi, preferendo quelli di origine vegetale.

Tra i consigli ai genitori per mettere in pratica una alimentazione sana sottolineo:

  • cucinare in modo semplice e naturale (bando ai cibi precotti e troppo elaborati);
  • limitare l’uso di zuccheri semplici;
  • ridurre il consumo di sale;
  • assicurare una buona variabilità dei cibi nella dieta giornaliera;
  • aumentare l’apporto di proteine vegetali e fibre (cereali integrali, legumi, verdura e frutta);
  • evitare digiuni e spuntini fuori pasto con una buona distribuzione calorica giornaliera (colazione, spuntini di metà mattina e pomeriggio, pranzo e cena);
  • ridurre la sedentarietà (non usare l’ascensore ma salire le scale, andare a piedi a scuola - quando possibile, camminare a passo sostenuto, andare in bici, sui pattini, giocare all’aria aperta anche in inverno);
  • essere un modello per i propri figli (dare più cibo ai propri figli non significa dare più affetto e non è garanzia di buona salute) in un ambiente familiare disteso e sereno.

Insieme è possibile farcela!