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Ragazzino seduto davanti al computer che si mangia le unghie

PSICOLOGIA

Alessandra Guarino Amato, responsabile psicologia ospedaliera AOU Meyer

La paura dell’abbandono attraversa trasversalmente tutta l’infanzia con declinazioni e colori diversi in relazione all’età dei bambini. Ogni separazione riattiva un’angoscia abbandonica che tuttavia è parte integrante del percorso di crescita. Dal momento del parto in poi la coppia madre-bambino deve affrontare un lungo, e spesso non lineare, percorso di crescita che ha come obiettivo la costruzione dell’identità del figlio separata dal legame con la madre. Non è sempre facile. Né per i bambini né per le madri.

I momenti clou. Fisiologicamente la paura dell’abbandono si acuisce in periodi particolari della crescita: il divezzamento, l’entrata all’asilo o a scuola, l’educazione sfinterica sono momenti che normalmente possono far aumentare nel bambino il timore di essere lasciato solo, di separarsi dalla simbiosi materna così rassicurante. Anche addormentarsi la sera nel proprio lettino, nella propria cameretta è un passaggio complesso e non sempre agile. La stessa nascita di un fratellino o un temporaneo allontanamento della madre per lavoro può essere difficilmente tollerato attivando angosce di separazione difficilmente gestibili.

Separazioni necessarie. Sebbene ciò possa spaventare i genitori e affaticarli molto nella relazione con i figli, è necessario essere consapevoli che tali paure sono fisiologiche e rappresentano un percorso di crescita che deve necessariamente essere attraversato per un adeguato sviluppo psicologico del bambino. Per crescere è necessario separarsi. I genitori dovrebbero facilitare questo processo e funzionare da “base sicura” dei propri figli, tranquillizzandoli sempre sulla loro presenza, senza colludere sulla simbiosi a volte richiesta, spesso urlata, dai bambini. Rassicurare il bambino contenendo le probabili angosce di separazione significa dare un messaggio chiaro e onesto sia verbalmente che simbolicamente: mai scappare di nascosto approfittando della momentanea distrazione del bambino, magari per evitare di farlo piangere. È opportuno invece avvertire che ci sarà una separazione (per andare al lavoro o a scuola) ma che poi ci si ritroverà, e si potrà di nuovo abbracciarsi. Ciò rinforza la fiducia e la sicurezza nel genitore. L’inganno invece amplifica progressivamente la paura abbandonica e non facilita la crescita psicologica.

Aggressività: non spaventiamoci. È possibile che il bambino nei momenti di separazione esprima non solo angoscia, ma anche aggressività. È normale che accada. Qualsiasi separazione ha bisogno di una forza motrice, un’energia necessaria a recidere il legame. I genitori non debbono spaventarsi di fronte a ciò: è importante invece che riescano a tenere laddove il bambino vacilla. Un genitore che “tiene” senza farsi spaventare e contagiare dalla paura del figlio rappresenta una grande sicurezza e trasmette un messaggio d’amore “sano” per cui crescere e separarsi non rappresenta un pericolo bensì una forza.