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PER I NOSTRI FIGLI

di Angela Pittari, pediatra di famiglia

Ecco una mamma arrivare in ambulatorio, molto preoccupata, con un barattolino in mano pieno di uno strano liquido scuro che mi dice: “Possibile che il mio bambino faccia una pipì di questo colore?” Casi come questo, per fortuna non molto frequenti, generano molta ansia e preoccupazione nei genitori. È opportuno specificare che le condizioni che determinano una simile evenienza possono essere molto diverse e non sempre sono espressione di una malattia: per esempio l’ingestione di alcuni tipi di farmaci (lassativi, antibiotici, disinfettanti), alimenti cromogeni (barbabietole, more…), coloranti per alimenti può dare all’urina una sfumatura rossastra. Invece l’escrezione di una certa quantità di sangue nelle urine, tanto da essere apprezzabile ad occhio nudo, come nel caso sopra descritto, è detta Ematuria macroscopica.

La pipì si può presentare colorata di rosso nelle sue varie gradazioni, dal rosso vivo al rosso-marrone a seconda dell’origine, dell’entità e della tempistica con cui è avvenuto il sanguinamento.
Il pediatra, mediante un semplice e veloce stick sulle urine, appena raccolte, è in grado di formulare una prima ipotesi diagnostica che verrà poi confermata dall’esame microscopico eseguito in laboratorio.
Una volta accertata la presenza di ematuria è importante stabilirne l’origine perché molto diverso è l’iter diagnostico e la conseguente terapia: urine color “marsala” o scure depongono per un’origine renale del sangue, mentre urine rosa-rosse con piccoli coaguli, indicano un sanguinamento in atto o che proviene dalle basse vie urinarie (vescica e/o uretra).

Spesso sono sufficienti poche domande ai genitori sulla familiarità e lo stato di salute del bambino, e un’accurata visita medica può aiutare a individuare la causa che ha provocato l’ematuria macroscopica e di conseguenza indicare l’iter diagnostico e terapeutico più appropriato evitando allarmismi, indagini inutili e costose, o al contrario evitando di sottovalutare il caso.

  • Un trauma recente (sportivo nei ragazzi più grandi), un incidente stradale o una caduta accidentale con trauma addominale richiede l’esecuzione di esami ematici ed ecografici per stabilire la possibile lesione causa del sanguinamento.
  • La febbre, una certa difficoltà o bruciore ad urinare, uno stick positivo per nitriti e/o leucociti, indirizzano per un’infezione delle vie urinarie che sarà confermata dalla successiva urinocultura e avviata alla terapia antibiotica.
  • Una pregressa tonsillite o faringite streptococcica (10-20 giorni prima) orienta verso una patologia renale che dovrà essere accertata con precisi esami ematologici e strumentali presso l’ospedale di riferimento.
  • Una familiarità per calcolosi renale e un concomitante dolore lombare (specie se monolaterale) può suggerire la presenza di un calcolo che necessita di conferma mediante un’eco-radiografia dell’intera via urinaria.
  • L’associazione con altri sintomi generali non specifici, quali dolori addominali o articolari, e varie manifestazioni cutanee richiedono sempre una valutazione specialistica e un attento monitoraggio nel tempo.

Comunque, nella maggior parte dei casi, in età pediatrica, la causa più frequente di macroematuria è rappresentata dalle infezioni delle vie urinarie che, se sono ricorrenti e non recedono dopo opportuna terapia, possono sottendere patologie più importanti a carico del rene o delle vie urinarie e necessitano quindi un percorso diagnostico preciso presso il centro nefro-urologico più vicino.