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PER I NOSTRI FIGLI

Un bambino si guarda le ginocchia sbucciate dopo essere caduto dalla bicicletta
di Angela Pittari, pediatra di famiglia

Alzi la mano chi non ha, tra i suoi ricordi di bambino, il dolore acuto e la mortificazione di essere atterrato rovinosamente dalla bicicletta sullo sterrato della strada e di essersi rialzato con le ginocchia sbucciate. È questo un classico piccolo trauma che caratterizza l’età pediatrica soprattutto nei mesi estivi, durante i giochi all’aria aperta o quando i bambini imparano a camminare sia in casa che fuori. Colpa dell'eccesso di entusiasmo e della disattenzione che in genere lo accompagna, ma anche di competenze motorie ancora in via di perfezionamento e di una scarsa capacità di valutare i pericoli cui ci si espone salendo una scala, andando in bicicletta con un po' troppa disinvoltura, saltando da un dislivello eccessivo o rincorrendo forsennatamente una palla per fare goal. In questi casi, basta semplicemente lavare bene la sbucciatura con acqua e sapone, disinfettare ed applicare un cerotto per isolare la ferita ed impedire una possibile contaminazione batterica. A volte si può formare un leggero gonfiore o un piccolo ematoma, in questo caso sarà opportuno applicare un impacco di ghiaccio per pochi minuti ed una pomata all’arnica per lenire il dolore.

Gomiti e polsi (soprattutto dei maschi) i più esposti. Contusioni, distorsioni, strappi muscolari, lesioni tendinee e fratture, anche di una certa importanza, sono indubbiamente le più frequenti cause di dolore in età pediatrica, ma fortunatamente perfettamente guaribili nella stragrande maggioranza dei casi. Ciò che conta è capire presto la natura del problema e rivolgersi al proprio pediatra che invierà i casi più complessi a specialisti esperti nelle gestione dei traumi ortopedici dei bambini. Tanto più è piccolo il paziente e più tipiche e caratteristiche sono le lesioni rispetto all'adulto. Rispetto alle femmine, i maschi, per la diversa tipologia di giochi in cui si dilettano, sono più spesso coinvolti in questi tipi di trauma; nel 50% dei casi il trauma è conseguente ad una caduta con interessamento del gomito e del polso. Per fortuna nel bambino l’apparato osteoarticolare, il processo di calcificazione e la cartilagine sono in crescita, hanno cioè una maggiore flessibilità e per questo la rottura completa dell’osso è rara e le fratture sono dette a legno verde cioè la guaina esterna serve a contenere i capi ossei e ad assicurarne una più rapida guarigione.

Trauma cranico. È una delle evenienze che più spaventano i genitori, ma nella maggior parte dei casi, soprattutto se la caduta è da un’altezza inferiore a 50 cm, tutto si risolve con poche cure domestiche. L’eventuale piccola ferita va tamponata, comprimendo la zona, con una garza imbevuta di un comune disinfettante, e poi applicare un cerotto; il bernoccolo che spesso si forma, si attenuerà applicando un impacco di ghiaccio per limitare la formazione dell’ematoma. Laddove la ferita continui a sanguinare o appare molto profonda, è bene recarsi in ospedale per chiuderla con alcuni punti di sutura. Ai genitori, giustamente preoccupati, si raccomanda di tenere sott’occhio alcuni segnali: mal di testa, vomito improvviso, convulsioni, perdita di sangue dall’orecchio o dal naso; segni neurologici più specifici come ad esempio movimenti impacciati del bimbo, stanchezza ad un braccio o ad una gamba, pianto lamentoso o agitazione inusuale, o addirittura perdita di conoscenza. In presenza anche di uno solo di questi segnali, è necessario accompagnare subito il bambino al pronto soccorso per gli accertamenti del caso. Meno significative le vertigini, che, specie se non associate ad altre manifestazioni, di solito sono un segnale benigno. Anche se al momento il bambino si riprende normalmente e sembra tutto a posto, per precauzione è bene osservarlo nelle 24 ore successive, perché eventuali conseguenze possono manifestarsi anche a distanza di qualche ora. Non costringere il bimbo a stare sveglio, aumenterebbe la tensione e l’agitazione, ma controllarlo di tanto in tanto, verificare che si svegli facilmente e reagisca normalmente al richiamo della mamma.

Ferite da taglio. Questo tipo di lesioni ricorre in genere nei bambini un po’ più grandi (10-14 anni), che si cimentano in attività più pericolose con coltelli, forbici e attrezzi vari, ma anche in seguito a caduta su superfici taglienti (ne sono un classico esempio le ferite sotto il mento, o sulla testa o ancora sull’arco sopraciliare). Per prima cosa lavare con acqua corrente la ferita per rimuovere ogni eventuale corpo estraneo che si sia depositato su di essa – come il terriccio, la sabbia o la ghiaia - ed applicare un disinfettante, comprimere con una garza per far attenuare l’emorragia. Il consulto con il vostro pediatra sarà decisivo (a seconda della profondità della ferita) per decidere se ricorrere ai punti di sutura, presso il più vicino pronto soccorso, o semplicemente applicare particolari cerottini (steri-strips) per avvicinare i lembi della ferita e permettere una guarigione esteticamente accettabile. I punti di sutura vanno messi entro 12 ore dal trauma, in caso di ferite profonde o di ferite i cui bordi tendono a separarsi, soprattutto se interessano il volto. Senza punti di sutura la ferita guarirebbe lo stesso, ma con una cicatrice esteticamente poco gradevole. Dopo 48 ore si può rimuovere la prima medicazione, disinfettare e coprire con una nuova garza sterile, in base al tipo di ferita possono essere opportune medicazioni periodiche fino alla rimozione dei punti (o in caso di punti riassorbibili fino a che questi non cadano da soli).
Per favorire una buona cicatrizzazione, ricordarsi di:

  • tenere pulita la ferita
  • evitare che ci sia un nuovo trauma sulla ferita almeno nei primi mesi
  • applicare una protezione solare a schermo totale per un anno
  • applicare crema a base di vitamina E per 5-10 giorni dopo la rimozione dei punti

Epistassi: ovvero il sangue dal naso. È questa un’evenienza piuttosto frequente in età pediatrica che spesso genera preoccupazione nei genitori. Le epistassi (emorragia dal naso) si verificano per rottura dei piccoli vasi che si trovano nella parete anteriore del setto nasale e, nella gran parte dei casi, sono determinate da cause locali come infezioni nasali, allergie, corpi estranei, manovre di pulizia con le dita quindi sono occasionali e di modesta entità. Raramente e in associazione ad altri sintomi, sono la spia di malattie gravi. Per arrestare l’epistassi, è sufficiente tenere il bimbo leggermente reclinato in avanti (per evitare che deglutisca o inali il sangue) tenendo premuto il naso tra il pollice e l’indice per circa 10 minuti. Di nessun vantaggio l’applicazione di borse del ghiaccio sul collo o sulla fronte. Solo quando non si riesca ad arrestare l’emorragia o quando si ripete con una certa frequenza è opportuno consultare il pediatra per eventuali accertamenti e/o visite specialistiche.

Ustioni. Tra gli incidenti dell’età pediatrica, le ustioni rivestono una particolare importanza sia per l’incidenza assai elevata a tutte le età (anche se la fascia fino a 4 anni risulta maggiormente interessata con netta prevalenza dei maschietti), sia per la gravità e l’estensione delle lesioni. Nel 40% dei casi le mani sono quelle più colpite, nel 68% sei casi l’incidente si verifica nell’ambiente domestico e le cause variano dal calore (minestrina bollente, caffè, acqua del bagnetto, ferro da stiro, forno), alla folgorazione da spine non protette, alla causticazione per contatto con sostanze chimiche non opportunamente conservate, all’irradiazione per esposizione ai raggi UVB e UVA senza adeguata protezione. La maggior parte degli incidenti di questo tipo è evitabile e per questo è importante fare prevenzione primaria aumentando i livelli di sicurezza tra le mura domestiche (acqua sanitaria a temperatura <60°C, installazione di rivelatori di fumo, verifica del circuito elettrico, protezioni a fornelli e fonti di calore); prevenzione secondaria diffondendo, attraverso campagne divulgative le poche regole da mettere in atto in caso di primo soccorso ad un bambino con un’ustione. Ai fini della valutazione clinica di un’ustione è importante considerare la profondità della lesione e distinguere: un primo grado che interessa lo strato superficiale della cute e si presenta con un arrossamento doloroso senza vescica, un secondo grado che interessa l’intero strato cutaneo con formazione della tipica vescica (flittene) dolorosa e rossastra, un terzo grado quando è coinvolto anche lo strato sotto la cute, di colorito variabile simile a quello del cuoio, non dolente e di consistenza dura.

Cosa fare. Le ustioni più superficiali non devono destare preoccupazione poiché la guarigione si ha in un periodo breve (circa una settimana) senza cicatrici residue e così pure quelle di secondo grado anche se richiedono un tempo maggiore (circa 15 gg). Quando si prestano i primi soccorsi ad un bambino con ustione, oltre a verificare il grado delle lesioni è importante rilevare eventuali danni associati (traumi osteoarticolari, emorragie) quindi stabilizzare il piccolo, rimuovere i vestiti non aderenti, raffreddare la zona colpita con acqua del rubinetto (8-25° C) per almeno 5 minuti, pulire bene la lesione, applicare un antisettico (come ad esempio l’acqua ossigenata) per 2-3 minuti ed infine risciacquare abbondantemente. Se le lesioni sono di secondo grado profondo e terzo grado è necessario accedere al pronto soccorso e all’assistenza chirurgica che provvederà a rimuovere i tessuti morti e ad applicare innesti cutanei. Tutte le lesioni, sia piccole che grandi delle zone esposte, devono essere opportunamente protette con creme solari ad alto pdf (fattore di protezione 50) per evitare che l’irradiazione solare stimoli una eccessiva produzione di melanina e quindi una colorazione antiestetica.

E non finisce qui: appuntamento alla newsletter di settembre con la seconda puntata dedicata ai piccoli traumi.