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IL GIOCO È UNA COSA SERIA

Una bambina gioca alla campana e un bambino guarda
di Manuela Trinci, psicoterapeuta infantile, direzione scientifica ludo-biblio AOU Meyer

“Di outdoor education si parla molto e di fatto rappresenta un po’ il sogno di una nuova pedagogia. A livello internazionale, outdoor education, definisce un orientamento educativo che intende favorire le esperienze in presa diretta con l’ambiente, facendo leva, fra l’altro, sul bisogno naturale, insito nell’infanzia, di esplorare e di mettersi alla prova all’aperto. Peraltro Don Lorenzo Milani, profeta del nostro tempo, già sessant’anni fa, mentre faceva lezione sotto un albero, coltivava nei ragazzini la passione per i giochi caduti un po’ in disuso, quelli fatti con un nonnulla, appartenenti alla tradizione contadina e popolare.

E dunque oggigiorno, in contesti urbani fortemente connotati da tempi programmati in spazi chiusi, si affaccia l’urgenza di tornare a far correre, saltare, giocare liberamente i nostri ragazzini; il modo migliore per combattere a tutto tondo sedentarietà noia e obesità.

Abbiamo bisogno davvero di tornare a toccare la terra, le foglie, gli alberi, le lumache. I sassi… di recuperare, vale a dire, quei divertimenti che, in cornici elementari e dotati di strumenti minimi, significano una festosa riscoperta culturale e affettiva della propria storia, delle proprie origini e quindi del senso dell’appartenere. Giochi che, in una condivisione allegra fra grandi e piccoli, erano giocati da nonni, bisnonni, zii e genitori; giochi di incontri e di intrecci, spesso “dimenticati” eppure stimolanti l’inventiva, la manualità, l’ingegno. Giochi giocati all’aperto che ripropongono, in maniera altrettanto urgente, il restyling di strade, cortili, giardini per città che siano progettate a dimensione umana. Ma giochi, questi, che si potrebbero anche definire “in viaggio”, perché, sebbene orchestrati su uno stesso spartito, seguono qua e là, di paese in paese, una modalità di esecuzione diversa, per cui viaggiando fra tradizioni e abitudini si trasformano, aprendo ai bambini nuovi sorprendenti scenari.

La campana fa il giro del mondo. Un esempio per tutti? La Campana, anche detta Riga, Mondo, Inferno-Paradiso, Settimana o Sciancateddu ... Sette caselle tracciate su un terreno in piano, gessetti e bastoncini; sassi e pietruzze come contrassegni e tanti bambini in fila indiana al via…pronti a partire dalla casella “terra”, la numero uno, per raggiungere, a zoppetto e casella dopo casella, il riquadro numero sette, comunemente detto “cielo”. E dopo? Si riparte, magari saltellando all’indietro o come si usava un tempo con il sasso in testa! Regole e sorrisi per un gioco praticato dai bambini di tutto il mondo, che pare addirittura fosse già diffuso nell’antica Roma se non prima: all’epoca dei faraoni. Un gioco comunque antichissimo che riecheggia in filigrana il fascino di penetrare dentro ai meandri della terra per salire fino al cielo.
Un gioco ritmico, leggero e poetico, un confronto tra stili di gioco e singolarità locali o nazionali che, attraverso schemi, salti, figure molto diversi fra loro, conducono a uno strabiliante giro del mondo: dal Hopscotch made in Usa all’Amarelinha del Brasile alla Himmel und Hölle Germanica sino alla Rayuela del Venezuela, al Klassiki in Russia e al raffinato 跳房子 (Tiao fang zi) della Cina, eccetera eccetera.

Per concludere, giocare alla Campana non costa nulla, diverte i piccoli e riattiva nei grandi quel nostalgico e salvifico je me souviens che riscopre e si riappropria dello spirito più autentico del giocare.

Perché né i sassolini o lo “zoppetto”, né lo stare assieme all’aria aperta, appartengono a un mondo “vecchio”; piuttosto sollecitano il gioco di divertirsi come un tempo: e come sempre.