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BUONO A SAPERSI

di Maria Vittoria Giannotti, Ufficio stampa AOU Meyer

La primavera è una delle stagioni più belle dell’anno, ma il discorso non vale per chi soffre di allergie ai pollini. Il disturbo è piuttosto diffuso nella popolazione infantile: ne soffre infatti un bambino su dieci. Il consiglio, spiega il professore Elio Novembre, responsabile dell’Allergologia dell’ospedale pediatrico Meyer, è quello di non sottovalutare il problema, ma di affrontarlo insieme al medico, per individuare le strategie e le cure più opportune.
Di seguito, dieci semplici domande e risposte per scoprire tutto quello che serve sapere sulle allergie.

1. Come si manifesta l’allergia ai pollini?
I sintomi più comuni sono naso che cola, starnuti, occhi arrossati e, qualche volta, tosse.

2. Si tratta sempre di disturbi lievi?
Nella maggior parte dei casi sì, per fortuna, ma quando si manifesta l’asma, il disturbo può diventare più serio, il bambino ha l’impressione di non respirare. E comunque l’allergia può peggiorare la qualità della vita dei nostri figli, rendendo più difficile praticare lo sport e, se trascurata, può anche influire sul rendimento scolastico.

3. A che età inizia?
Mentre le allergie alimentari si sviluppano a partire dai primi anni di vita, l’allergia ai pollini comincia di solito dopo i 5-6 anni: perché si manifesti, è necessaria infatti un’esposizione ripetuta.

4. Qual è il meccanismo che scatena questo disturbo?
Quando l’allergene – in questo caso il polline – entra in contatto con il naso e con gli occhi, sollecita delle piccole cellule immunitarie che si trovano nelle mucose e che liberano istamina.

5. Come possiamo difendere i bambini?
Se i disturbi sono significativi il medico può prescrivere farmaci antistaminici e/o spray cortisonici nasali al bisogno. Se i sintomi sono persistenti questi farmaci possono essere anche usati continuativamente per tutto il periodo primaverile. In molti casi si possono utilizzare dei “vaccini” che si somministrano per via sublinguale.

6. Come si fa la diagnosi?
La storia clinica del paziente è la base da cui partire per arrivare a una diagnosi: stabilire una relazione tra i disturbi lamentati dal bambino e il periodo in cui questi si manifestano è sufficiente, da sola, a fornire indicazioni molto precise. Ci sono poi dei prick test: si depongono sulla cute delle goccioline di diverse sostanze che poi vengono delicatamente punte in modo da far passare la sostanza nel primo strato della pelle. Se c’è un’allergia, si nota una reazione con un piccolo ponfetto. Si può fare una diagnosi anche attraverso un esame del sangue ma quasi sempre è sufficiente il prick test.

7. Meglio evitare i prati e la campagna?
Nei giorni critici sì. Esistono dei bollettini che documentano le conte polliniche nelle diverse zone: i soggetti allergici possono consultarli e comportarsi di conseguenza. Il mare è sempre una valida alternativa perché le brezze marine sono povere di pollini.

8. È vero che crescere accanto agli animali può ridurre il rischio di sviluppare un’allergia?
Esistono degli studi che hanno dimostrato che crescere in campagna, in ambienti relativamente meno asettici di quelli cittadini, modifica la risposta immunitaria dell’organismo, con minori probabilità di sviluppare un’allergia.

9. L’inverno appena trascorso è stato caratterizzato da temperature miti. Questo ha cambiato la situazione per i bambini allergici?
Non in modo particolare, salvo forse per gli allergici al cipresso, in cui sono stati rilevati pollini anche a dicembre, invece che nel solito periodo di gennaio-febbraio.

10. Oltre alla pollinosi, ci sono anche le allergie alimentari. Come si manifestano e come possiamo intervenire in modo appropriato?
Le allergie alimentari sono un problema molto importante per i bambini, dato che si presentano massimamente nei primi anni di vita. Si possono manifestare in vario modo, con sintomi principalmente a carico della pelle (dermatite atopica e orticaria), ma anche a carico dell’apparato gastro-intestinale (vomito, diarrea, dolori addominali), respiratorio (rinite e asma) o anche cardio-circolatorio (shock). In alcuni casi la reazione allergica può quindi essere molto grave. L’intervento più appropriato consiste in una diagnosi accurata, nella esclusione degli alimenti allergizzanti e nella preparazione di piani terapeutici personalizzati per fronteggiare reazioni dovute alla possibile assunzione accidentale degli alimenti esclusi. In alcuni casi è necessario prescrivere farmaci salvavita come la adrenalina che sono attualmente disponibili in dispositivi predosati per auto-somministrazione. Talvolta è possibile introdurre gli alimenti allergizzanti con programmi di desensibilizzazione.