Contenuto principale

Messaggio di avviso

INFORMATIVA: Per migliorare l'esperienza di navigazione delle pagine, questo sito utilizza cookie tecnici e analitici. Per informazioni sui cookie e su come eventualmente disabilitarli, leggi la "privacy policy".
Acconsenti all'uso dei cookie?

I NUMERI DI FABIO

di Fabio Voller, ARS Toscana

Gli incidenti stradali (IS) rappresentano un problema di assoluta priorità per la sanità pubblica, costituendo a livello mondiale la prima causa di morte nei giovani di età tra i 15 e i 19 anni e la seconda nei ragazzi di 10-14 anni e 20-24 anni. Ai costi sociali e umani, si aggiungono anche quelli economici, calcolati ancora in modo molto grossolano tra l’1 e il 3% del PIL di ciascun paese, tanto da porre la questione della sicurezza stradale all’attenzione dell’agenda di tutti i sistemi sanitari.
Nel 2001 l’Unione europea ha posto ai Paesi membri l’obiettivo di ridurre la mortalità per incidente stradale del 50% entro il 2010; il trend italiano ha mostrato in questi dieci anni una costante diminuzione che nel 2010 si è fermata a -42%, in linea con la media europea. Il nostro Paese ha raggiunto l’obiettivo nel 2013 mentre nel 2014 il dato si è assestato a -53,1%.

All’interno del panorama nazionale, la Toscana è una delle regioni in cui si verifica il maggior numero di incidenti stradali: nel 2013 sono stati 16.231, pari al 9% del totale nazionale che, se rapportati alle popolazioni, rivelano come la Toscana si posiziona al secondo posto in Italia dopo la Liguria. Analizzando la gravità delle conseguenze degli eventi accidentali attraverso l’indice di mortalità (numero di deceduti ogni 100 IS) e l’indice di lesività (numero di feriti ogni 100 IS), sembra invece che la Toscana sia tra le regioni più sicure, con un indice di mortalità di 1,4 ogni 100 IS (Italia: 1,9), preceduta solo da Liguria e Lombardia, e con indice di lesività di 133,5 ogni 100 IS (Italia: 142,0), dietro a Liguria e Trentino Alto Adige.
La principale causa di incidente stradale è l’eccesso di velocità, si tratta tuttavia della causa finale che ha provocato l’evento, ovvero quella riportata nei verbali delle Forze dell’ordine, mentre le reali cause che hanno spinto al superamento dei limiti di velocità, ovvero la guida in condizione psico-fisica alterata e le distrazioni al volante, non vengono rilevate.

Lo studio EDIT (Epidemiologia dei determinanti degli Incidenti Stradali), condotto ogni 3 anni dal 2005 su un campione di oltre 5.000 studenti degli istituti secondari da parte dell’Agenzia Regionale di Sanità della Toscana, permette di aprire una finestra in questo ambito, fornendo interessanti e utili evidenze in termini di fattori di rischio degli incidenti stradali nella fascia d’età 14-19 anni, quella in cui si sperimentano stili di vita a rischio.
L’analisi si focalizza sul sottogruppo dei guidatori abituali, ovvero coloro che hanno dichiarato di guidare “tutti i giorni o quasi” oppure “qualche giorno alla settimana” un mezzo tra ciclomotore, minicar, scooter, motocicletta e auto. Tale gruppo è costituito da circa duemila studenti ed è rappresentativo del 40,4% del campione generale (maschi: 66,8% - femmine: 33,2%). Il 41% ha dichiarato di aver effettuato almeno un incidente mentre era alla guida; tale percentuale è inferiore di 5 punti rispetto a quella dell’indagine 2011, proseguendo quindi la tendenza in diminuzione già iniziata nel 2008, in linea con i dati nazionali forniti da Istat. Il 20,9% dei guidatori abituali ha dichiarato di aver effettuato almeno un incidente stradale nell’ultimo anno precedente l’intervista. Il 24,8% del gruppo ha guidato almeno una volta nell’ultimo anno dopo aver bevuto troppo, il 18,3% dopo aver assunto sostanze stupefacenti, il 23,8% fumando una sigaretta mentre il 43,1% parlando al cellulare. Nel nuovo questionario 2015 sono state inserite nuove domande che indagano comportamenti quali la musica alta durante la guida (53,6%), la guida in condizioni di stanchezza (56,9%) e infine la guida in condizioni di ritardo (79,1%). Per tutti questi fattori il genere maschile stacca quello femminile, a eccezione della musica alta durante la guida per la quale vale il viceversa, anche se la differenza tra i due generi è preponderante solo per la guida in condizioni di ubriachezza e quella sotto l’effetto delle sostanze stupefacenti.

Distinguendo i guidatori abituali tra “coloro che hanno dichiarato di aver avuto almeno un sinistro nel corso della loro vita” e “coloro che invece non ne hanno dichiarati”, la percentuale di maschi che ha avuto un sinistro presenta un valore significativamente maggiore rispetto ai pari genere che non ne hanno avuti (69,3% vs 60%, p <0,001) mentre per quanto riguarda le femmine vale il discorso esattamente contrario (30,7% vs 40%, p <0,001). Stili di vita quali l’utilizzo di sostanze stupefacenti (32,5% vs 54,2%) e il binge drinking (34,8% vs 49,2%) influenzano fortemente la probabilità di aver avuto almeno un incidente.
I comportamenti tenuti alla guida quali l’utilizzo del cellulare (36% vs 54,5%) e il fumo di sigaretta (16,4% vs 35,6%), mostrano percentuali maggiori per coloro che hanno dichiarato di aver avuto almeno un incidente con variazioni allineate a quelli dei principali fattori di rischio per gli incidenti stradali, ovvero la guida dopo aver bevuto troppo (15,7% vs 35,6%) e la guida dopo aver assunto sostanze stupefacenti (11% vs 28,1%).
Ultimi, ma non per importanza, la guida in condizioni di stanchezza (48,3% vs 67%), quella in condizioni di ritardo (70,8% vs 87,6%) e la musica alta durante la guida (45,9% vs 67,7%) evidenziano una forte influenza sulla probabilità di aver avuto almeno un incidente.