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BUONO A SAPERSI

di Maria Vittoria Giannotti, ufficio stampa AOU Meyer

In genere non durano più di due minuti e non lasciano conseguenze. Ma ai genitori che ne fanno esperienza sembrano durare un’eternità. Stiamo parlando delle convulsioni febbrili, un episodio piuttosto frequente tra i bambini: un piccolo su trenta presenta infatti una crisi entro i cinque anni. Ne sa qualcosa Stefano Masi, responsabile del Pronto soccorso del Meyer, che, nel periodo invernale, si trova a gestire centinaia di casi. Come si manifesta una crisi convulsiva? “Si tratta di uno stato di incoscienza scatenato dalla febbre – spiega Masi – in cui il bambino è incapace di rispondere. Di solito si associa a rigidità del corpo o a movimenti delle braccia e delle gambe, ma può anche manifestarsi con la perdita del tono muscolare: in questo caso, il bambino appare flaccido, incapace di sorreggersi”. L’età in cui il fenomeno si manifesta è quella compresa tra i sei mesi e i cinque anni, ma si tratta ovviamente di parametri indicativi. All’origine del problema, un’attivazione elettrica del cervello, indotta dalla febbre. In genere, a scatenare il meccanismo è l’aumento della temperatura, ma la crisi può anche precedere la comparsa dello stato febbrile.

“Pur essendo estremamente preoccupante e angosciante per chi assiste – continua lo specialista – si tratta di un evento benigno che di solito si risolve in modo spontaneo, senza conseguenze a lungo termine”. Può accadere, che l’episodio si ripeta: un bambino su tre che ha avuto una convulsione febbrile, ne avrà un’altra in corso di febbre. E la probabilità aumenta se esiste una familiarità e se il piccolo ha meno di un anno al momento del primo episodio. “Occorre però ricordare – conclude il responsabile del Pronto soccorso – che siamo davanti a un bambino sano e non bisogna diventare ansiosi e iperprotettivi”.

Ecco alcuni consigli per affrontare con serenità il momento della crisi: sdraiate vostro figlio su una superficie dove non si possa ferire (tappeto, divano, letto) e non scuotetelo; mettetelo su un fianco in modo che se fosse presente del materiale in bocca questo possa fuoriuscire, e sollevate leggermente il mento; non cercate di mettergli niente in bocca con la forza; non lasciate mai solo il bambino. Una valutazione medica è sempre necessaria: il consiglio è quello di mettersi in contatto con il proprio pediatra o, se questi non fosse rintracciabile, di chiamare il 118: sarà il personale del servizio di emergenza territoriale a valutare la necessità di portare o meno il bambino al Pronto soccorso.