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Dialogo con il professore Maurizio de Martino

PAROLA DI ESPERTO

di Maria Vittoria Giannotti, Ufficio Stampa Meyer
Arrivavano al Meyer che sembravano ubriachi. Camminavano a zig zag nei corridoi, pronunciando frasi sconnesse. Erano i bambini che, dopo aver contratto una banalissima varicella, incappavano nella cerebellite, una delle possibili complicanze della malattia. Per fortuna, nessuno ha perso la vita, ma alcuni di loro, una volta guariti, non sono stati più in grado di parlare. Nella sua lunga carriera di infettivologo, il professor Maurizio de Martino ha accumulato una notevole esperienza nel campo della difficile battaglia che da sempre piccoli, e grandi, combattono contro virus e batteri. E il ricordo dei bambini che, nonostante tutti gli sforzi per salvarli, non ce l’hanno fatta, e sono morti per colpa di un morbillo, è ancora bruciante nella sua memoria di medico.

Alcuni genitori scelgono di non vaccinare i figli e sembra persa la percezione della pericolosità di tante malattie infettive.
I vaccini sono vittima del loro stesso successo. Hanno assolto in modo così efficace il loro compito, che la memoria collettiva sembra aver rimosso cosa accadeva fino a pochi anni fa. Ci sono stati momenti, nella storia anche recente, in cui le persone correvano a fare i vaccini.

Quando è successo?
Nel 1973 quando scoppiò l’epidemia di colera a Napoli, la gente aveva paura e si scatenò una vera e propria psicosi. Ci furono proteste di piazza e le donne scendevano in strada esibendo cartelli in cui si richiedevano i vaccini. La domanda era così forte che mancavano le siringhe per tutti: in pochi giorni furono somministrate centinaia di migliaia di dosi. Arrivarono perfino i militari americani, con le pistole siringa. Per ricevere la dose, si formarono file chilometriche e ordinatissime.

Anche il vaccino che ha permesso di sconfiggere la polio ha ricevuto un’accoglienza positiva, vero?
La polio è stata una malattia terribile, con conseguenze devastanti nella vita di molte persone. Quelle che oggi sono le due aule magne del Meyer, un tempo erano piene di polmoni di acciaio, macchine destinate a tutti coloro in cui l’infezione aveva raggiunto le vie respiratorie, compromettendone la funzionalità. Ci sono persone che, dentro quelle macchine, hanno passato sessant’anni, senza via di scampo. Il vaccino ha permesso di trasformare quelle situazioni in un ricordo del passato, ormai sbiadito dal tempo, ma non dobbiamo mai abbassare la guardia. Nell’89 c’è stata un’epidemia di polio in Albania: qui in Italia non è arrivata perché eravamo tutti vaccinati, ma il virus selvaggio c’è ancora nel mondo e con gli aerei le possibilità di contagio sono maggiori.

E nel passato recente?
Prima dell’introduzione del vaccino contro lo pneumococco, assistevamo impotenti ogni anno alla morte di tre bambini. Lo pneumococco è particolarmente insidioso e può provocare meningo-encefaliti che non sono facili da curare. Queste encefaliti hanno un esito mortale nel 30% dei casi: una percentuale altissima. Lo stesso discorso vale per l’Haemophilus influenzae: ogni mese, nel reparto malattie infettive del Meyer, avevamo un lattante ricoverato per questa patologia. Il 10-15% di loro non ce la faceva; il 40% si salvava, ma riportava gravi menomazioni. Il vaccino non salva solo la vita, ma anche la qualità della vita. Da qualche anno, di questi bambini, non ne arrivano più. L’ultima è stata una piccina di pochi mesi, ricoverata nel 2013, la cui madre aveva scelto di non vaccinarla. Per fortuna, in quel caso, è andata bene, ma la paura è stata tanta.

Mentre la meningite fa paura malattie esantematiche sono percepite come inoffensive, è così?
Non è così. Mi ricordo fin troppo bene le epidemie di morbillo, che ricorrevano con una cadenza di quattro-cinque anni e avevano una diffusione enorme. Il morbillo può provocare una meningoencefalite che in un caso su mille ha un esito mortale e in un altro caso su mille porta complicanze gravi. Nel 10% dei casi, inoltre, il bambino va incontro a una polmonite.

Quindi non bisogna smettere di avere paura delle malattie?
Più che altro non dobbiamo aver paura dei vaccini. Sono stati e sono alleati preziosi per la salute dei nostri figli.