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PAROLA DI ESPERTO

Se il vostro bambino ha la febbre e lamenta un forte mal di gola, è possibile che il suo organismo sia impegnato in una battaglia contro lo streptococco (ma il nome scientifico è Streptococco beta emolitico di tipo a). Cosa bisogna fare in questi casi? A fornire indicazioni e suggerimenti ai genitori alle prese con questa infezione, decisamente frequente nella prima infanzia, è il professor Maurizio de Martino, pediatra e immunologo del Meyer. Prima, però, dobbiamo conoscere meglio il nemico.

“Lo streptococco – spiega de Martino - è un batterio estremamente diffuso: il 30% dei bambini è portatore sano. In questi casi, i piccoli non possono trasmettere l’infezione agli altri e non mostrano alcun sintomo: quindi non dobbiamo assolutamente somministrare loro antibiotici né penicillina. Anzi, possiamo dire che individuare un portatore sano di streptococco è un errore, perché un bambino che non presenta sintomi non deve essere sottoposto al tampone”. Il tampone, al contrario, è fortemente consigliato nel caso in cui il piccolo presenti febbre e dolore alla gola. Nessun medico, neppure il più bravo, può distinguere a occhio nudo un’infezione virale da una batterica. “Esiste un test rapido – continua de Martino – che consente di fornire una risposta al medico e che si rivela molto utile nel decidere come procedere. Se il tampone viene positivo, confermando la presenza dello streptococco, occorre procedere con una terapia antibiotica di dieci giorni. Nel caso contrario, siamo davanti a un’infezione causata da un virus e quindi l’antibiotico non serve”. La terapia deve essere continuata anche se il bambino sta meglio. “Il fatto che il mal di gola e la febbre siano scomparsi – ricorda il professore – non significa che il batterio sia stato eradicato”.

Essendo 105 gli streptococchi, può capitare che un bambino, nel corso dell'infanzia, abbia più volte la faringotonsillite da streptococco. E se accade non è perché ha un immunodeficienza e quindi non c'è bisogno di dargli i immunostimolanti. Vale la pena ricordare, infine, come in alcuni casi, per fortuna non frequenti, lo streptococco può provocare anche infezioni alla cute o ai muscoli. E infine c’è lo streptococco beta emolitico di tipo b, che può provocare una grave forma di meningite. “I neonati possono contrarla al momento del parto – conclude de Martino – ma per fortuna, soprattutto in Toscana, le mamme vengono sottoposte a un tampone che ci consente di intervenire rapidamente se l’infezione è presente”.

L’ultimo capitolo riguarda la scarlattina, malattia esantematica provocata dallo streptococco e per cui, al momento, non esistono vaccini. “Si riconosce – spiega de Martino – perché non presenta mai eruzione cutanea intorno alla bocca. I medici di una volta avevano un metodo infallibile: se, premendo sull’addome del bambino con la mano, restava un’impronta gialla, si trattava di scarlattina”. Anche in questo caso sono necessari dieci giorni di antibiotico. Se la malattia non viene adeguatamente trattata, le complicanze non sono uno scherzo: la glomerulonefrite e il reumatismo articolare acuto.