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PER I NOSTRI FIGLI

di Angela Pittari, pediatra di famiglia

"Dottoressa, la nostra bambina ha scambiato il giorno per la notte." "Il nostro piccolo non ha mai dormito per tutta la notte." "Dorme solo se lo teniamo in braccio." E ancora: "il nostro bambino non vorrebbe mai andare a letto, si addormenta verso mezzanotte e poi si sveglia ogni ora. Non ne possiamo più!"

Frasi di questo tipo sono tra le più tipiche e frequenti di mamme e papà affranti da notti bianche e risvegli frequenti che con gli occhi alonati per la stanchezza e l’aria sconsolata per i mille espedienti provati nel tentativo vano di regolarizzare il sonno del proprio bambino, mi chiedono consigli. Vale la pena fare qualche riflessione.

Il bimbo comincia a dormire ancor prima di nascere: durante i primi mesi di gravidanza il feto alterna periodi di veglia e di sonno della durata di circa 60 minuti, nella seconda metà della gravidanza il ritmo sonno-veglia del bimbo è sincronizzato nelle 24 ore da vari fattori materni come la glicemia, la temperatura le contrazioni ritmiche uterine. Un neonato dorme circa 15-16 ore al giorno con grandi differenze individuali, frazionate di solito in più momenti nel corso della giorno e della notte, mentre dalla prima alla seconda infanzia il ciclo sonno-veglia si organizza progressivamente in un episodio singolo notturno, che dura circa 9 ore, fino a ridursi e stabilizzarsi, in età adulta, intorno a una media di 7-8,5 ore per notte. Oltre che la durata è molto importante la qualità del sonno: in pratica, dopo l’addormentamento, si susseguono diverse fasi del sonno e dell’attività cerebrale, e dal corretto equilibrio di queste deriva il senso di benessere ed energia che si avverte quando si riposa bene. Al contrario, un sonno qualitativamente non buono è fonte di malumore e nervosismo che nel lattante e nel bambino si traducono in agitazione, irritabilità, irregolarità dell’orario dei pasti e perfino aggressività. In età scolare poi, le conseguenze di un “cattivo sonno” si concretizzano in una resa scolastica insufficiente, mal di testa, ansia e depressione, alterazione dell’umore e sregolatezza alimentare con tendenza al sovrappeso-obesità. Senza contare che un bimbo che dorme poco e/o dorme male è un motivo di grave stress per tutta la famiglia, sia perché i genitori sono preoccupati per una possibile causa organica, sia perché essi stessi subiscono le conseguenze di notti travagliate e insonni fino a pensare di non essere in grado di saper gestire il proprio bambino.
A qualsiasi età il sonno è comunque influenzato, in modo diverso, da numerosi fattori:

  • individuali (costituzione, temperamento, esperienze positive o negative durante i primissimi mesi di vita);
  • ambientali e relazionali (salute della madre, tensioni familiari, abitudini sociali dei genitori, ritmi e abitudini particolari, situazioni stressanti come il trasferimento in un’altra città, la separazione dei genitori, o un lutto in famiglia);
  • fattori organici (malattie da raffreddamento, difficoltà respiratorie, allergie, alimentazione);
  • momenti particolari dello sviluppo e della vita del bimbo (i primi dentini, i primi passi e relative cadute, l’ingresso al nido o alla scuola materna, la nascita di un fratellino).

Non dimentichiamo che, per un bambino piccolo, lo scorrere del tempo è scandito, più che dalle lancette dell’orologio, dall’alternarsi della luce, del buio e dei pasti e dai cosiddetti rituali, cioè da quelle semplici operazioni che vengono messe in atto metodicamente nella routine di tutti i giorni: la sveglia, il bagnetto, la colazione, il gioco ecc. Anche l’ambiente domestico (la luminosità degli ambienti, la temperatura, la rumorosità della casa, la cameretta tutta per se piuttosto che con un fratellino) gioca un ruolo determinante nell’ostacolare o conciliare il sonno del piccolo.

Cosa possono fare i genitori. Può sicuramente aiutare un colloquio con il pediatra per comprendere la possibile causa dell’insonnia o dei frequenti risvegli notturni e, una volta che venga esclusa una possibile patologia organica alla base del disturbo, è di fondamentale importanza raccontare con serenità come ci si rapporta con il bimbo facendo emergere i problemi e le difficoltà. Bisogna tener presente che non c’è un modo giusto o sbagliato per far addormentare i figli, che non esiste un’unica prassi valida per tutti e che se è necessario le abitudini del bimbo e della famiglia si possono cambiare gradualmente con un po’ di amorosa pazienza.

Non è compito esclusivo della mamma conciliare il sonno del bambino cullandolo e coccolandolo: anche il papà può farsi parte attiva in questa fase e i piccoli mostrano di gradire molto il suo abbraccio rassicurante abbandonandosi a un sonno tranquillo.

Vorrei ora suggerire alcune semplici regole o strategie per una buona igiene del sonno. Tra le tante, quelle più utili e di facile attuazione consistono nel cercare di osservare una buona regolarità degli orari per i pasti quotidiani, per andare a letto e per svegliarsi, ma anche nel favorire attività rilassanti pre-nanna (bagnetto/doccia, luci basse, musica adeguata, favola, massaggio ….). In altre parole, attuare il rito della nanna si traduce in una stimolazione sensoriale che migliora la quantità e la qualità del sonno e l’efficacia è tanto maggiore quanto più si inizia presto con questa strategia. Sono da evitare invece giochi o attività serali eccitanti, rumorose, favole o film che incutono paura o agitazione e abitudini particolari: meglio non lasciare che il bimbo si addormenti sul divano, magari con la TV accesa e meglio evitare di portarlo a fare un giro in macchina sfruttandone il ben noto effetto soporifero.

Anche l’incostanza a far rispettare le piccole regole dell’addormentamento e l’incoerenza dell’intervento di genitori, nonni o altre persone che si occupano del bimbo hanno come risultato quello di creare confusione e reazioni di contrarietà e di ribellione.
Buonanotte!