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PER I NOSTRI FIGLI

di Angela Pittari, pediatra di famiglia

Le nostre nonne parlavano di febbre sorda o di febbre del labbro o ancora di sfogo della febbre al comparire di quelle fastidiose e dolorose vescichette sulle labbra in concomitanza di particolari stati debilitanti.

Numerosi erano i rimedi allora suggeriti per combattere il bruciore, prurito e dolore e, a dire il vero, con scarsi risultati poiché la piccola lesione seguiva un suo corso per arrivare, dopo qualche giorno a una completa e spontanea guarigione.

Si tratta in realtà di una precisa infezione causata dal virus Herpes Simplex (tipo1) che si trasmette attraverso il contatto diretto interumano, di solito in ambito familiare, (esempio molto frequente è dato dal genitore affetto, ma ignaro del rischio di contagio, che assaggia la minestrina del figlio o lo bacia).

Inizialmente si avverte un leggero pizzicore e un senso di calore su un punto arrossato del labbro: nel giro di qualche ora, in corrispondenza dell’iniziale punto dolente, compaiono delle vescicole, molto dolorose, ripiene di un liquido limpido (acquerugiola, a detta delle nonne toscane).

Le vescichette tendono a rompersi facilmente, oppure si seccano spontaneamente dando luogo a delle crosticine di colore giallastro che cadendo, lasciano piccole aree arrossate; queste lesioni guariscono completamente e solo raramente lasciano piccole cicatrici.

Caratteristica dell’infezione da Herpes labiale è la recidiva, più o meno frequente, dovuta al fatto che questo tipo di virus, dopo la prima infezione, non viene eliminato, ma va a nascondersi in alcune strutture nervose che gli fanno da “nido” (i gangli). Qui il virus rimane silenzioso anche per un lungo periodo di tempo, ma questa latenza può essere interrotta da una serie di situazioni, che lo rendono di nuovo virulento (attivo) tanto da ripercorrere a ritroso la strada fatta all’inizio, e colonizzare la sede dell’infezione primaria, provocando di nuovo la comparsa delle tipiche lesioni.

Mestruazioni, gravidanza, allattamento, stress fisico e/o psicologico (gare sportive, un lutto, un’emozione forte, una separazione), oppure malattie infettive anche banali come un raffreddore e ancora eccessiva esposizione al sole, carenze nutrizionali sono tra le cause più frequenti che possono interrompere lo stato di sonno del virus e provocare una recidiva.

Per evitare il contagio è bene fare molta attenzione e adottare alcune accortezze igieniche. Lavarsi bene le mani, prima e dopo aver applicato il rimedio o la pomata sulle labbra, evitare i baci o abbracci troppo intimi, evitare di usare posate, bicchieri, spazzolino da denti in modo promiscuo. Oltre a trasmetterlo agli altri, non è raro che, toccando la zona con le vesciche, si provochi un’auto-inoculazione sulle dita (come succede spesso ai bambini che sono soliti portare le mani alla bocca) o anche in altre parti del corpo (guance, naso, occhi).

A volte l’infezione primaria in bambini molto piccoli (sotto l’anno di età) può essere anche grave e, dopo un’incubazione di circa 5 giorni, si manifesta con una stomatite (gengive e mucose gonfie e facilmente sanguinabili), più o meno importante, accompagnata da febbre alta, salivazione intensa, difficoltà a ingoiare e ingrossamento dei linfonodi del collo. I sintomi, seppure importanti per l’intenso disagio dei piccoli, tendono a migliorare in 2-3 giorni e guarire in 2 settimane circa.

Quale terapia? Le forme lievi, solitamente, non necessitano di alcun trattamento se non osservare le normali regole igieniche. Solo in casi selezionati potrebbe essere opportuna l’applicazione di una pomata antivirale nelle prime 72 ore dalla comparsa delle vescicole. Durante la fase acuta è bene evitare cibi notoriamente acidi come agrumi e pomodori che potrebbero accentuare lo stato infiammatorio e il dolore.

Dietro il parere del pediatra, può essere intrapresa una terapia con farmaci antivirali sistemici solo nel caso di una forma particolarmente grave, in bambini molto piccoli con immunità fisiologicamente immatura, o, più raramente di fronte a una compromissione generale.

Quale prevenzione?

  • Ridurre le probabilità di contagio per altre malattie infettive, ad esempio: influenza, raffreddore, mal di gola, tosse, infezioni della pelle che possono indurre una recidiva.
  • Garantire uno stato nutrizionale adeguato all’età del bimbo.
  • Aumentare l'apporto di vitamine (C, A, D ed E) e sali minerali specifici (magnesio, ferro, zinco e selenio) che contribuiscono a supportare il sistema immunitario.
  • Aumentare l'apporto di acidi grassi essenziali omega 3, presenti ad esempio, nel pesce azzurro) per sfruttare la loro attività antinfiammatoria e capace di stimolare la produzione di anticorpi.
  • Far praticare sport ai bimbi con frequenza e intensità assolutamente in armonia con la loro età senza caricarli di ansia da prestazione.
  • Utilizzare la crema solare adatta al fenotipo del proprio bimbo per tutto il periodo di esposizione e non scalare il fattore di protezione (si abbronzerà lo stesso e magari eviterà una recidiva dell’herpes labiale!)
  • Prevenire le screpolature delle labbra per il freddo, il vento, gli agenti inquinanti ecc. con una crema idratante-emolliente tutti i giorni.

I rimedi della nonna. Miele, yogurt, olio, limone e aceto (applicati sulle lesioni) contengono effettivamente componenti emollienti, antibatterici o antisettici, tuttavia, al momento, non esistono dati attendibili sulla loro capacità di alleviare i sintomi delle recidive dell’herpes labiale. Inoltre, l’applicazione di queste sostanze potrebbe causare la rottura delle vescicole e il trasporto del liquido contenuto, molto infettivo, in altre parti del viso.

E il cioccolato? Il cioccolato, così come la frutta secca, le uova, le bevande aromatizzate alla cola e molti altri alimenti, contiene una certa quantità di arginina che forse stimola la moltiplicazione del virus. Dunque: meno cioccolato, più rare le recidive, ma, al momento, non ci sono dati scientifici che lo dimostrino. In generale, è bene ricordare che una dieta corretta, varia e ricca di frutta e verdura favorisce l’equilibrio dell’organismo e delle difese immunitarie; se queste si abbassano è più facile che il virus si svegli dalla sua quiescenza.