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PER I NOSTRI FIGLI

di Angela Pittari, pediatra di famiglia

Riallacciandomi a quanto detto precedentemente, vorrei sottolineare ancora l’importanza e il peso che i traumi da incidenti hanno nell’età pediatrica: circa il 50% dei bambini ha, nella sua storia, una caduta, che risulta essere così la modalità più frequente di incidente, in ambiente domestico e non. Il bambino può cadere da fermo o in movimento, dalle braccia di mamma e papà, ma anche dal letto, dal seggiolone, dalla sedia, dal passeggino, dalle scale, quando gioca, dai pattini e da cavallo. Per fortuna, nella maggioranza dei casi la prognosi di questi incidenti è inferiore ai 20 giorni, a significare che sono in genere di lieve o media gravità, ma non mancano quelli così gravi da compromettere la qualità della vita futura del bimbo: per questo non dobbiamo abbassare la guardia in fatto di prevenzione continua e attenta a tutti i livelli.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un tipo di trauma in grande ascesa tra i bambini, soprattutto nella fascia di età tra i 3-6 anni: quello legato al gioco sui gonfiabili (“castelli e caverne”, una vera passione dei bambini) che si sono moltiplicati in parchi e ludoteche, di recente utilizzati anche come intrattenimento in occasione di compleanni e feste private!!! Dai pochissimi casi osservati nei primi anni del 2000 si è assistito ad un allarmante incremento di traumi da gonfiabili con fratture e distorsioni di vario grado conseguenti a cadute di ogni tipo (buona parte localizzate a testa e collo quindi molto rischiose), seguite da botte e collisioni. Per evitare queste lesioni è necessario aumentare la consapevolezza dei genitori sui potenziali rischi di questo tipo di gioco: basterebbe non sovraccaricare il gonfiabile di troppi bambini tutti insieme e soprattutto evitare di far giocare sul gonfiabile bambini di età troppo diverse: i più piccoli (più impacciati, meno agili, meno coordinati) corrono i rischi maggiori.

Un altro tipo di incidente molto frequente (di cui si parla relativamente poco) è il trauma dentale che può riguardare sia bambini in età prescolare, circa il 15% (in dentizione “da latte”), che ragazzi in età scolare, circa il 20-25% (in dentizione mista o definitiva).

Fortunatamente, non sempre un trauma sui denti porta ad un danno permanente, la valutazione presso il pediatra di famiglia sarà necessaria per stabilire la gravità dell’accaduto e richiedere una visita specialistica per i casi dubbi o complessi.

Un trauma sui denti è per il bambino che lo subisce e per i genitori un evento drammatico e per questo è di primaria importanza tranquillizzare entrambi per valutare meglio la situazione ed intervenire tempestivamente al fine di evitare danni permanenti. Poco si può fare per un dentino da latte, il dentista può lucidare eventuali bordi taglienti e valutare se intervenire, devitalizzando o estraendo il dentino colpito. Nel caso vi siano stati spostamenti del dentino nella sua posizione d’origine è bene attendere il riposizionamento naturale.

Se invece il trauma interessa un dente definitivo (più spesso un incisivo superiore) e questo si è spezzato, è importante cercare il frammento, conservarlo in un po’ di latte, saliva o soluzione fisiologica e portarlo al più presto dal dentista che cercherà di riposizionarlo. Se il dente è stato completamente espulso seguire la stessa procedura senza pulire e toccare la radice, il dentista provvederà a reimpiantarlo con buoni risultati se il tutto avviene nelle prime 2 ore dal trauma. Un’ottima prevenzione dei traumi dentali sugli incisivi, soprattutto nei ragazzini che praticano sport di contatto è l’utilizzo di un adeguato “paradenti”.