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PAROLA DI ESPERTO

Il pianto inconsolabile dei neonati può mettere a dura prova i nervi saldi dei genitori e, in generale, di tutte le persone che se ne prendono cura. Una volta escluse cause mediche vi sono molti modi per tentare di aiutare i piccolissimi a ritrovare la serenità: cantare una canzone, preparare un bagnetto, utilizzare rumori di fondo, portarli a fare un giro... Ma c’è un comportamento assolutamente da evitare: mai scuotere il bambino! “I muscoli del tratto cervicale – spiega Francesco Silenzi, pediatra del Meyer, con una lunga esperienza nel Trauma center del pediatrico fiorentino – sono ancora troppo deboli e i movimenti bruschi del capo in avanti e indietro possono causare lesioni irrimediabili al suo sistema nervoso. I piccoli rischiano convulsioni, danni motori e intellettivi, problemi alla vista e perfino la morte”. Per evitare quella che i pediatri considerano una vera e propria sindrome, bisogna lavorare sulla prevenzione e rendere consapevoli i genitori di quali sono i rischi che lo scuotimento, spesso provocato da uno stato d’animo esasperato, può comportare.

I neonati iniziano a piangere con maggiore intensità a due settimane di vita, e questa fase, con modalità crescente, può durare fino a 12 settimane con un’acme a 5-6 settimane. Il bambino può continuare a piangere a lungo, anche per ore, spesso con smorfie di dolore, senza che vi sia un reale problema di salute. “Anche se questo può creare grande preoccupazione e ansia – rassicura Silenzi – bisogna sempre ricordarsi che questo periodo è destinato a concludersi”. E se il pianto non si ferma? “Prendete in braccio il bambino, cullatelo, cantando dolcemente una canzone – consiglia il pediatra – preparategli un bagnetto caldo oppure programmate un’uscita in macchina o con la carrozzina. Se vi sentite troppo stanchi, mettete il piccolo nella culla, supino e prendetevi una pausa. Cercate collaborazione tra familiari, parenti e amici. Concedetevi un’attività che vi permetta di avvicinarvi a vostro figlio più sereni”.