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Immagine della campagna della Regione Toscana Non più soli nel dolore
Il punto in occasione della XV Giornata del Sollievo
Immagine della campagna della Regione Toscana Non più soli nel dolore

Sono oltre 20 mila ogni anno gli interventi di terapia del dolore paraticati al Meyer per ridurre il dolore e la paura dovute alle procedure a cui i piccoli pazienti sono sottoposti per le più disparate cure. Un’attenzione che al pediatrico fiorentino è diventata autentica cultura di Ospedale senza dolore che, in occasione della XV Giornata Nazionale del Sollievo che si celebra domenica 29 maggio, promossa da Fondazione Nazionale Gigi Ghirotti, Ministero della Salute e Regione Toscana, fa il punto sull’aspetto più comune del dolore in ospedale, quello da procedura.

“Il contenimento del dolore nei bambini – spiega Andrea Messeri, responsabile del Servizio di terapia del Dolore del Meyer – si realizza con interventi farmacologici, innanzi tutto, ma anche con interventi di che rimandano più in generale alla qualità dell’accoglienza di un ospedale e alla sua capacità di farsi carico dei problemi e dei bisogni del bambino, considerato come persona, e dei suoi familiari”. In ambito pediatrico il problema "dolore" si presenta sotto vari aspetti a cui si risponde oltre alla semplice somministrazione, peraltro importante, di farmaci analgesici. Cruciale è l’approccio integrato e multidisciplinare per capire, misurare e, quindi, trattare il dolore in tutte le sue forme. Spesso accade infatti che si necessario trattare che anche la paura e l'ansia che i bambini avvertono al semplice ingresso in ospedale.

Come si affronta quindi non solo il dolore fisico ma anche la paura e l’ansia? Due le tipologie di intervento: farmacologico e non farmacologico.
Gli interventi di tipo farmacologico sono indispensabili in moltissime situazioni. Ogni reparto utilizza protocolli di intervento diversificati che permettono il trattamento farmacologico come risultato della misura del dolore. In altri ambiti, laddove il bambino sveglio non riesce a stare immobile ed essere collaborante, si prevedono anche interventi di sedazione. “Con il termine sedazione intendiamo pratiche che vanno dalla ansiolisi all’anestesia generale – prosegue Andrea Messeri -. Anche in questo caso per una migliore qualità dell’assistenza si usano protocolli standardizzati. Il gas esilarante (miscela di ossigeno e protossido al 50%) in uso da molti anni nel nostro ospedale è la tecnica più diffusa che permette di controllare la paura e l’ansia in molti contesti (pediatria, chirurgia, oncologia, ortopedia, pronto soccorso, reumatologia, per citarne alcuni) ed è utilizzato in autonomia anche dagli infermieri. Si tratta di un approccio che riscuote molto apprezzamento tra i piccoli pazienti e i loro genitori, perché contrasta in modo efficace il dolore e la paura, diventando – come è successo – un’esperienza positiva per il bambino: è frequente che percepisca come molto positiva l’idea di tornare in ambulatorio per medicazioni e procedure e addirittura la incoraggi”.

Gli interventi di tipo non farmacologico prevedono l’utilizzo di tecniche quali la musicoterapia, la clownterapia, l’immaginazione guidata, la distrazione attraverso attività ludiche, la respirazione, l’uso della realtà virtuale ed altro ancora. Inoltre, affinchè i genitori si sentano partecipi e prendano parte alla cura del figlio, perché svolgano un ruolo attivo nel contenimento dello stato di sofferenza e dolore, occorre che possano comprendere, accettare e condividere il protocollo proposto dall’équipe. Questo, oltre a rendere i genitori parte attiva nel processo di cura del proprio figlio, contribuisce anche a permettere loro di affrontare l’angoscia e il dolore.