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Il Meyer punta su di loro in numeri e competenze
Foto degli infermieri del Meyer nell'aula magna

Un incontro a più voci, così al Meyer è stata celebrata la giornata mondiale dell’infermiere. Ad aprirlo è stato Alberto Zanobini, direttore generale del pediatrico fiorentino che ha sottolineato come, in un periodo di stagnazione, il Meyer abbia investito molto nell’organico infermieristico, reclutando nuove forze. Sono 527 gli infermieri complessivamente in servizio al Meyer. La quasi totalità è assunta a tempo indeterminato. Negli ultimi due anni la loro dotazione è aumentata del 8,5% (45 infermieri in più), in virtù di una scelta strategica incentrata sulla valorizzazione non solo numerica ma anche formativa di questa professione connotata da un’elevata specificità. Un’ottica che Patrizia Mondini, direttore dell’area delle professioni sanitaria, ha sottolineato con forza, così come è emerso dalla qualità dell’incontro, proseguito con interventi di elevato rilievo.

Paolo Motta, professore associato in scienze infermieristiche dell’Università di Brescia, si è focalizzato sulla filosofia del nursing e lo sviluppo dell’identità professionale, a cui ha fatto seguito il collegamento in video conferenza con un gruppo di infermieri dell’Hospital Sant Joan de Déu di Barcellona. L’incontro è proseguito poi con le testimonianza di Elena d’Elia, Salvatore Angileri e Leonardo Vagli, tutti infermieri del Meyer, mentre Paola Stillo, coordinatore del DEA Pronto Soccorso, ha concluso l’evento, presentando il primo studio italiano che indaga in modo trasversale sulla percezione degli infermieri sulle differenze intergenerazionali.

Lo studio che porta anche la firma di Filippo Festini, professore di Scienze Infermieristiche dell’Università di Firenze, è un confronto tra generazioni - dai baby boomers ai millenials – sulle differenze di percezione di questa professione. Le differenze più marcate dipendono dalla diversa formazione - nell’arco di due generazioni si è passati dal diploma alla laurea – e anche dalla collocazione gerarchica: l’indagine ha rilevato una differenza di visione tra gli infermieri di base e i coordinatori e dirigenti. Elementi che connotano la ricchezza di prospettive per questa professione in continua evoluzione e crescita. Infine in merito al perimetro di attività il campione nazionale ha ribadito come l’assistenza di base sia di competenza infermieristica, rispondendo al dibattito in corso.