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Il Meyer si interroga su cura e spiritualità e cura insieme alle varie comunità religiose

La spiritualità e la religiosità influiscono in modo positivo sul benessere e sul processo terapeutico. Ricerche realizzate nel mondo anglosassone hanno infatti dimostrato questa positiva relazione nell’ambito sanitario. L’Ospedale pediatrico Meyer di Firenze, da sempre sensibile e attento alla dimensione spirituale, si interrogherà sulla sofferenza del bambino malato, insieme ai rappresentanti delle diverse comunità religiose: buddhista, ebraica, cristiana cattolica, cristiana evangelica, cristiana ortodossa, islamica. Un’iniziativa che si innesta nell’esperienza dello Spazio dello Spirito, luogo di condivisione dove persone che professano religioni diverse o credono semplicemente nel valore supremo dell’essere umano trovano accoglienza nel pieno rispetto dell’identità di ciascuno, delle peculiari sensibilità o delle particolari espressioni confessionali di culto.

Proprio in questo spazio, definibile “un’oasi durante il cammino” domenica 14 gennaio dalle ore 16 si terrà la Giornata dello Spirito dedicata al tema “Le risposte di speranza delle diverse fedi religiose davanti alla sofferenza di un bambino malato”. Dopo l’apertura da parte di Alberto Zanobini, Direttore Generale del Meyer, seguiranno le testimonianze di Don Fabio Marella, assistente spirituale del pediatrico fiorentino; Benedetta Fantugini della Fondazione Marta Cappelli Onlus e Tommaso Casini, oncoematologo del Meyer. I relatori esprimeranno la riflessione delle differenti confessioni religiose su un tema così importante per chi lavora e vive l’ospedale pediatrico. Padre Guidalberto Bormolini, monaco e antropologo della Comunità dei ricostruttori nella preghiera, parlerà de “L’occhio del cuore: l’arte della speranza nella cura”; Ven. Raffaele Longo, monaco buddhista già presidente dell’Unione buddhista italiana interverrà su “Il ruolo dell’istruzione interiore nel dolore e nella sofferenza”, Marta Conti Forti, rappresentante della Comunità Ebraica interviene su “Al passo dei bambini”; Mons. Andrea Bellandi, vicario generale della Diocesi di Firenze rifletterà sul tema “E si prese cura di lui”, Raffaele Volpe, pastore della Chiesa riformata svizzera della Comunità cristiana evangelica si interrogherà sulla “Speranza di fronte alla sofferenze di bambini e bambine nella comprensione evangelica”; Padre Ioan (Ionut) Coman della Chiesa ortodossa romena dell’ascensione del Signore punterà su “La Chiesa ortodossa luogo di cura dell’anima e del corpo”, mentre per la comunità islamica Hamdan Alzeqri, mediatore culturale, ministro di culto presso il carcere di Sollicciano, insegnante di arabo e studente di teologia rifletterà su “La speranza della guarigione”.

A chiudere Gianpaolo Donzelli, Presidente della Fondazione Meyer che porrà l’accento proprio su “La spiritualità nel progetto globale di cura”. Curare infatti non è compito esclusivo della scienza, ma è collegato anche con la mobilitazione delle risorse interiori della persona. Negli ultimi tempi si parla molto infatti del rapporto tra spiritualità e cura e si registra una richiesta crescente di trascendenza. Lo spirito deve essere oggetto di cura, ma può a sua volta essere portatore di sostegno e speranza dove la razionalità umana non può arrivare. Un desiderio di spiritualità investe anche l’ambiente sanitario e pediatrico, come dimostrano le parole di A. Carrel, premio Nobel per la medicina e la fisiologia, il quale afferma: “L’uomo ha bisogno di Dio, come ha bisogno d’acqua e d’ossigeno”. Perché al di là delle diverse religioni, ogni persona è uguale, è alla ricerca di una spiritualità, di un significato più profondo da dare alla vita quotidiana, nel solco dell’amore fraterno.


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