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Intervista a Marco de Luca

Marco de Luca dirige l’Unità di simulazione e risk management dell’Ospedale Meyer, una realtà importante per la formazione del personale per affrontare con la dovuta prontezza e competenza situazioni di emergenza che ogni giorno si presentano nel centro clinico fiorentino. Lo abbiamo incontrato per capire meglio in cosa consiste la simulazione, e perché è importante per la formazione del personale.

“La simulazione è definita come una tecnica che permette di sostituire e amplificare esperienze reali con esperienze guidate, progettate artificialmente, che evocano o replicano aspetti sostanziali del mondo reale in una modalità completamente interattiva” risponde de Luca. “La simulazione è quindi un metodo formativo innovativo, che prevede un coinvolgimento diretto dell’operatore nelle diverse fasi dell’apprendimento di competenze tecniche e anche non tecniche, come la comunicazione e la collaborazione”.

Quali sono le novità rispetto a metodi formativi precedenti?
Quello che un tempo era il classico insegnamento basato sulla modalità “vedo e apprendo”, è sempre più messo in discussione, non solo per lo scarso coinvolgimento nel processo educativo, ma anche per motivazioni etiche di protezione dei pazienti da un possibile danno causato da personale in formazione. Quest’ultimo concetto trova la sua massima implicazione nel paziente pediatrico, dove ogni inutile sofferenza deve essere obbligatoriamente evitata. Per ovviare a questo tipo di problematiche sono state introdotte nella formazione del personale sanitario nuove metodologie basate sulla simulazione.

In che senso il bambino è diverso dall’adulto quando si devono affrontare le emergenze?
Il paziente pediatrico presenta caratteristiche uniche, sia dal punto di vista fisiopatologico che psico-comportamentale. “Il bambino non è un piccolo adulto” e quest’assunto vale anche in ambito di simulazione. La patologia del paziente pediatrico critico è frequentemente una malattia rara, ma ad alto rischio. Questo prevede molto spesso l’utilizzo di presidi che sono specifici per il bambino, con calibri e dosaggi che variano con il peso e l’età del paziente, il tutto a complicare ulteriormente una situazione solitamente già complessa. I codici rossi nel Pronto Soccorso Pediatrico costituiscono meno dello 0,5% degli accessi. Difficilmente un operatore potrà “allenarsi” con frequenza in una di queste strutture. Migliorare il lavoro in team per incrementare la sicurezza è un concetto che è stato ampiamente utilizzato in molti settori ad alto rischio: dall'utilizzo del Crew Resource Management nel settore aeronautico si è poi attuato il passaggio all’ambito medico con il Crisis Resource Management (CRM). Grazie alla possibilità di utilizzare simulatori pediatrici ad alta fedeltà e task trainer specifici, il personale sanitario che si occupa della salute dei bambini ha quindi la possibilità di esercitarsi senza rischio e senza lo stress emotivo di dover sottoporre il paziente pediatrico a un eventuale danno durante la propria formazione.

Perché è importante che la simulazione avvenga nel reale luogo di lavoro?
All’interno della nostra azienda abbiamo utilizzato la simulazione nei reali ambienti di lavoro in modo da testare i limiti del sistema organizzativo e ambientale nel quale operano quotidianamente. Ma anche di identificare con la simulazione in situ eventuali problemi di risorse legate al personale, all'equipaggiamento e alla disponibilità di farmaci in alcune situazioni cliniche ad alto rischio, ma relativamente rare. Come si testa la sicurezza delle auto con i crash test, così noi controlliamo in questo modo le condizioni ideali di lavoro del personale nei locali dove si interviene in emergenza, e solo provando in simulazione si possono correggere gli errori e le inefficienze.La simulazione rappresenta quindi non solo uno strumento di formazione, ma anche di controllo del rischio clinico e di miglioramento della sicurezza del paziente.

Quindi il cosiddetto errore in medicina non riguarda solo i medici e gli infermieri?
Certo che no. E’ ormai evidente che molti errori in campo medico sono conseguenti ad aspetti correlati all'organizzazione e non all’inesperienza dei professionisti né a negligenza o a condotte individuali errate. La ricerca ha inoltre dimostrato che proprio attraverso l'implementazione di un sistema sanitario organizzato si riesce ad ottenere una riduzione degli errori e un miglioramento della qualità delle cure erogate.

Quando e come nasce il programma di simulazione del Meyer?
Il Programma nasce nel 2007 nell’ambito del progetto della Regione Toscana per la creazione nel nostro ospedale del primo Trauma Center Pediatrico. Nel marzo 2007, infatti, si è svolto il “Corso di Formazione sull’uso del Simulatore in Medicina” che ha formato i primi istruttori pediatrici (infermieri e medici). Il corso è stato creato in collaborazione con Peter Weinstock, direttore del Children’s Hospital Boston Simulator Program. Grazie a questa cooperazione è stato possibile avviare rapidamente programmi di alta qualità tramite l’introduzione di consolidate tecniche di simulazione e di debriefing abbinati a curricula formativi già testati con successo. Negli anni successivi, infatti, i programmi di simulazione ad alta fedeltà si sono diffusi all’interno dell’Ospedale anche in settori diversi dal trauma: scenari di arresto e periarresto in Pronto Soccorso, emergenze in sala operatoria o nel reparto di rianimazione pediatrica, casi di pazienti ustionati o abusati, utilizzando attori nel ruolo dei genitori. La collaborazione con il Children’s Hospital Simulator Program ha inoltre permesso la formazione di nuovi istruttori non solo fra i sanitari dell’AOU Meyer, ma anche a livello nazionale. In questo ambito, di particolare rilievo, è stata la nascita il 4 febbraio 2014 del Network Regionale di Simulazione Pediatrica.