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Francesco Aiello


Intervista a Paola Romagnani

La via verso la rigenerazione renale è aperta e può essere stimolata anche attraverso i farmaci.
Questo è l’importante messaggio dall’ultimo studio a firma di Paola Romagnani, responsabile dell’Unità di Nefrologia e dialisi dell’Ospedale Meyer che è stato appena pubblicato sulla prestigiosa rivista Stem Cell Reports.
La malattia renale cronica (Chronic Kidney Disease, CKD) è considerata un problema di salute pubblica di primaria importanza. La CKD è associata a numerose complicanze e a elevati costi sanitari e sociali - tanto che per questa malattia si utilizza oltre l’1,5% del fondo del Servizio Sanitario Nazionale - e riguarda in Italia il 7,5% degli uomini e il 6,5% delle donne per un totale di circa 5/6 milioni di persone.
Si tratta di una patologia che tende a progredire nel tempo - anche in considerazione del sensibile allungamento dell’aspettativa di vita - e che comporta lo sviluppo di complicanze specifiche e l’aumento del rischio di malattie cardiovascolari: la maggior parte dei pazienti con malattia renale cronica muore infatti per eventi correlati a queste patologie.
Alla base di molte CKD vi è il malfunzionamento del glomerulo, dove il podocita, una cellula altamente differenziata, rappresenta il costituente principale della barriera di filtrazione.
Conoscere la causa e il meccanismo del danno glomerulare costituisce una premessa essenziale all’individuazione di strategie terapeutiche efficaci. Per anni però lo studio del glomerulo e delle cellule che lo compongono è stato ostacolato dalla sua struttura complessa, e dalla sua localizzazione profonda nell’organismo. Gli studi in vitro, inoltre, non riflettevano il livello di alta specializzazione cellulare osservato in vivo.
Il recente miglioramento delle tecniche di microscopia, di biologia cellulare e molecolare, e della produzione di modelli transgenici ha determinato però una svolta radicale nello studio delle malattie glomerulari. Ma pur con questi passi avanti le malattie renali spesso sono completamente asintomatiche e molte di queste iniziano durante l’infanzia rimanendo silenti per molti anni.
Arrestare la CKD prima che raggiunga la sua fase terminale e trovare strategie di trattamento alternative alla sostituzione della funzione renale ha spinto la ricerca scientifica verso la medicina rigenerativa.
Nel 2006 uno studio a firma proprio di Paola Romagnani apre nuovi scenari: i reni contengono cellule staminali in grado di consentire la rigenerazione del tessuto danneggiato. Ma non sempre tutto fila liscio, e queste cellule “bambine”, invece di differenziarsi in podociti, seguono altre strade e invece di aiutare la rigenerazione del rene ne ostacolano la guarigione. Una delle condizioni che favorisce la giusta “traduzione” delle cellule progenitrici è la presenza di acido retinoico, che si può derivare dalla vitamina A, ma che nel caso specifico viene sintetizzato dagli stessi podociti. Nell’ultimo studio pubblicato, il gruppo del Meyer ha mostrato come alcune molecole facilitano la differenziazione corretta dei progenitori renali avvalendosi dell’acido retinoico. Per ora i risultati positivi sono stati ottenuti sul topo, spesso un passaggio obbligato prima di passare alla sperimentazione sull’uomo. Questi risultato è molto importante perché permetterebbe la cura di molte malattie; già studi precedenti studi hanno dimostrato che il processo di differenziazione svolge un ruolo chiave nella remissione di diversi tipi di malattie come la glomerulonefrite proliferativa o la nefropatia diabetica. “Stiamo ora analizzando una serie di sostanze chimiche. Speriamo di indentificare al più presto la molecola con il miglior profilo terapeutico per passare quindi alla sperimentazione nell’uomo”, spiega Romagnani.

Progetto “VITA”, quando il cibo è un farmaco
I ricercatori del Meyer non si stanno concentrando solo sull’identikit di un farmaco in grado di stimolare la rigenerazione delle cellule staminali renali ma hanno avviato studi per capire se la vitamina A è in grado di aiutare la regressione delle malattie renali croniche. E' questo l'obiettivo del progetto VITA.
Il progetto che è tra i vincitori del Bando Nutraceutica promosso dalla Regione Toscana cercherà di mettere a punto una nuova terapia basata sull'aumento della vitamina A che potrebbe promuovere la rigenerazione dei tessuti renali sostituendo cellule sane a quelle danneggiate. Perché concentrarsi su questa vitamina? La risposta è sempre l’acido retinoico. La vitamina A è un precursore dell’acido retinoico e nello studio si vorrà dimostrare che attraverso la modulazione della via di segnalazione è possibile promuovere la rigenerazione renale da parte dei progenitori renali.
“Una strategia del tutto innovativa nel panorama della lotta alle malattie renali croniche. Dati preliminari ottenuti nel nostro laboratorio sul topo suggeriscono che la supplementazione cronica della dieta con vitamina A migliori effettivamente la funzione renale, riduca la proteinuria e il processo di invecchiamento. Insieme alla Steve Jones di Sesto Fiorentino, l'impresa partner specializzata in supplementi dietetici, vorremmo realizzare un olio arricchito alla vitamina A, privo di effetti collaterali viste le dosi utilizzate, che possa essere somministrato ai pazienti. Per due anni effettueremo dei monitoraggi misurando la proteinuria e il filtrato renale, così da valutare l'impatto di una dieta ricca di vitamina A nel ridurre la progressione della malattia renale.” conclude Romagnani.

Staminali: l’officina della vita che sta cambiando la medicina
Cellule trasformiste, versatili, dalle infinite potenzialità. Non passa quasi giorno senza che se ne parli sui giornali come di una possibile cura per le più svariate malattie, dal morbo di Parkinson al diabete, dall'infarto alla distrofia muscolare. Sono le cellule staminali.

Se i geni e genoma rappresentano uno dei pilastri dei progressi della biomedicina del Ventunesimo secolo, ha scritto qualche anno fa su Nature Lee M. Silver, professore di biologia molecolare a Princeton, il secondo pilastro è la biologia delle cellule staminali. Parallelamente alla produzione dello straordinario numero di ricerche degli ultimi anni, sono cresciute le aspettative.
Ma cosa sono le cellule staminali? In generale, una cellula staminale è una cellula immatura che presenta due caratteristiche principali che la distingue dalle altre cellule:
1) l’auto-rinnovamento (o self-renewal), ossia la proprietà per la quale le cellule sono in grado di riprodurre se stesse
2) il potenziale differenziativo, inteso come la capacità di una singola cellula di dare origine a una progenie che comprende differenti tipi cellulari. Ne esistono di due tipi: embrionali e adulte.
Le prime sono presenti esclusivamente nell’embrione nelle primissime fasi dello sviluppo e possono generare tutti i tipi cellulari di cui è composto il nostro corpo. Le staminali adulte invece si trovano nei tessuti già maturi, dove servono come fonte di ricambio cellulare.
Alcune staminali vengono già usate per curare alcune importanti malattie.
Tra le cellule adulte più usate ci sono quelle ematopoietiche, cioè quelle che si trovano nel midollo osseo e che sono capaci di dare origine a tutte le cellule del sangue (globuli bianchi e rossi). Queste vengono usate principalmente nella cura di alcuni tumori del sangue come le leucemie e i linfomi, e per le stesse malattie vengono usate anche le cellule staminali del cordone ombelicale.
Le cellule della cornea, la membrana più esterna dell'occhio, sono impiegate invece per curare alcune malattie oculari. La cura di altre malattie attraverso l’uso di staminali si fa ancora attendere, ma la sperimentazione procede spedita e le “cellule bambine” stanno diventando una componente fondamentale della medicina dei prossimi anni.