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Michele Bellone

Foto Gian Paolo Donzelli
Gianpaolo Donzelli, Professore

Le malattie sono entità complesse, difficilmente riducibili a una causa singola e ben definita. Ciò è vero in particolare per le malattie non trasmissibili, cioè quelle non causate da un’infezione e che, uccidendo più di 38 milioni di persone ogni anno, sono responsabili del 63 percento delle morti globali. Le più letali sono le malattie cardiovascolari, seguite dal cancro.

Una caratteristica importante di queste malattie è che non sono provocate solo da tratti ereditari ma anche dall’esposizione a fattori di rischio come diete squilibrate, inattività fisica, abuso di tabacco o alcol, o un basso status socioeconomico, soprattutto se tale esposizione avviene durante le prime fasi di vita di un individuo, se non addirittura da prima della nascita. Infatti, secondo l’ipotesi dell’origine fetale, alterazioni nel programma di sviluppo del feto nel corso della gestazione potrebbero avere un impatto a lungo termine sulla struttura, la fisiologia e il metabolismo dell’individuo. Diversi studi hanno scoperto che un maggior rischio di problemi coronarici – e quindi di infarto, ipertensione e diabete indipendente da insulina – è più associato a un basso (cioè inferiore ai 2,5 kg) peso alla nascita che a stili di vita dannosi in età adulta, come il fumo o la mancanza di esercizio fisico. Peso alla nascita che può però essere legato a un’incorretta alimentazione della madre o al suo consumo di tabacco.

Partendo da queste osservazioni e dall’ipotesi dell’origine fetale, un gruppo di ricerca italiano di diverse università italiane e dell’ospedale Meyer, coordinato da Gianpaolo Donzelli, ha condotto uno studio per verificare se esiste una relazione fra il basso peso alla nascita e l’insorgenza, in età adulta, della sclerosi sistemica. Anche nota come sclerodermia, si tratta di una malattia cronica di tipo autoimmune che provoca l’ispessimento della pelle e, nei casi più gravi, anche dei tessuti di organi interni come polmoni, organi digerenti, o addirittura cuore o reni. Rara – in Italia se ne registrano circa 300 nuovi casi ogni anno – ma non per questo meno pericolosa.

I ricercatori hanno raccolto diverse informazioni sui pazienti in modo da avere un quadro il più possibile completo sulle circostanze della loro nascita e su eventuali esposizioni a solventi organici, fumi o pesticidi. Queste informazioni sono state integrate con una serie di dati biologici come l’età di comparsa della sclerodermia, la sua forma (diffusa, limitata) e l’eventuale coinvolgimento di organi interni, ottenuti dai database degli ospedali in cui i pazienti erano ricoverati.

Incrociando questi dati e analizzandoli statisticamente, i ricercatori hanno confermato l’ipotesi di partenza: il basso peso alla nascita rappresenta un fattore di rischio per la possibile insorgenza in età adulta della sclerosi sistemica, come pure un’età della madre superiore ai 34 anni. Di contro, l’allattamento al seno e il consumo di tabacco da parte della madre non sembrano essere associati a un maggior rischio di sviluppare la sclerodermia. I risultati dello studio, condotti su 332 malati di sclerodermia e 243 controlli, sono stati pubblicati sull’American Journal of Obstetrics and Gynecology.  

Sarà necessario condurre ulteriori ricerche per comprendere i meccanismi che collegano il peso alla nascita allo sviluppo di questa malattia autoimmune. L’ipotesi suggerita dagli autori dello studio fa riferimento all’epigenetica, cioè lo studio dei cambiamenti ereditabili dell’espressione genica che non coinvolgono la modifica della sequenza del DNA. Uno degli argomenti più studiati nell’uomo in questo senso, è proprio quello che collega la dieta materna a modifiche epigenetiche come la metilazione delle citosine (vale a dire la modificazione chimica di uno dei mattoni costitutivi del DNA). Modifiche che a loro volta potrebbero spiegare il meccanismo della plasticità dello sviluppo – quando un singolo genotipo può dare origine a diversi fenotipi – che sta alla base dell’ipotesi dell’origine fetale delle malattie croniche.