piede torto congenitoGuarire il piede torto congenito

28/6/2006 - Invece del tradizionale apparecchio gessato coscia-polpaccio-piede che viene applicato al bambino dai 15 giorni di vita fino agli 8-10 mesi, ora è possibile correggere il "piede torto congenito" (PTC), grave deformità congenita, con una tecnica più dolce, che abbina la manipolazione fisioterapica con un bloccaggio particolare: un sandalino composto con 9 pezzi di cerotto e una placchetta di plastica. Una metodica che consente al bambino di avere una completa possibilità di movimento e riduce di oltre il 50% il ricorso all’intervento chirurgico. E’ il metodo innovativo utilizzato all’Ospedale Saint Vincent de Paul di Parigi, messo a punto dal professor Seringe e dalla fisioterapista Regine Chedeville, che nel 2004 è stato introdotto in Italia da Alessandra Novembri e Alessandro Pagliazzi, ortopedici pediatrici dell’Ospedale Meyer di Firenze. Da allora sono 68 i bambini trattati con questa tecnica avanzata con risultati importanti: "Ben il 57% dei piccoli pazienti ha recuperato senza il ricorso all’operazione – spiega la dottoressa Novembri al termine del primo corso rivoltto ai medici ortopedici e fioterapisti provenienti da tutt’Italia -. Un dato questo che ci allinea alla casistica francese".

Nei bambini affetti da PTC, finora l’ortopedia tradizionale poteva correggere la deformità applicando un apparecchio gessato che dalla coscia arrivava fino al piede e di fatto lo immobilizzava in un momento importante della sua crescita: dai 15 giorni di vita fino a 8-10 mesi. Nella quasi totalità dei casi, tolta l’ingessatura era necessario intervenire chirurgicamente per correggere la deformità. "Il metodo Seringe – prosegue la dottoressa Novembri - è funzionale, nel senso che utilizza le manipolazioni dei fisioterapisti e non l’ingessatura. Inoltre come sistema di contenzione costruiamo un bloccaggio – un sandalino – fatto con 9 pezzi di cerotto e un placchetta di plastica e per alcune ore manteniamo l'arto del bambino in una doccia di posizione, che viene tolta dai genitori al bisogno. Come è evidente i vantaggi sono molteplici: il bambino è libero di muoversi in diverse ore del giorno, se va al mare può fare il bagno e se piange può sgambettare senza difficoltà. Non dovendo essere immobilizzato in gesso, con questa tecnica non abbiamo il problema dell’ipotrofia del polpaccio e del piede. Infine riduciamo della metà il ricorso all’intervento chirurgico".

Questa tecnica che va a correggere una deformità scheletrica piuttosto frequente (colpisce 2-3 bambini su 1.000) è stata diffusa in modo ampio dai due ortopedici pediatrici nella Regione Toscana. "Il nostro obiettivo è quello di ampliarne la conoscenza a livello nazionale – concludono i dottori Novembri e Pagliazzi –. Per questo a questo primo corso che il 26 giugno abbiamo svolto nell’aula Magna dell’Ospedale Pediatrico Meyer, a ottobre ne seguirà un secondo, anche questo rivolto agli specialisti provienenti da tutto il Paese". (r.rez.)


Pagina aggiornata al: 28 Giugno 2006

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