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Una bambina si fa controllare le tonsille, un bambino se le guarda allo specchio

PAROLA DI ESPERTO

di Giulia Righi, ufficio stampa AOU Meyer

Dopo l’aumento dei casi dell’ultimo periodo, per saperne di più su questa malattia abbiamo rivolto alcune domande alla professoressa Luisa Galli, infettivologa a capo dell’Area Medica del Meyer

Perché sono aumentati i casi? L’aumento dei casi di morbillo del quale si è sentito parlare in queste settimane è legato a una diminuzione della copertura vaccinale per questo patogeno. Siamo infatti scesi, anche in Toscana, sotto la soglia del 90%: anzi la copertura vaccinale nel 2015, relativa ai bambini nati nel 2013, è di circa l’88%. È ben noto che per eliminare la circolazione del virus la copertura vaccinale nei bambini piccoli deve attestarsi intorno al 95%. Nella situazione attuale il virus può circolare e contagiare anche gli adulti suscettibili, come sta infatti avvenendo.

A che età ci si vaccina e come? Il vaccino contro il morbillo viene somministrato insieme a quello contro parotite, rosolia e varicella, con una prima dose tra i 12 e i 15 mesi e una seconda tra i 5 e 6 anni. Si tratta di un’iniezione sottocutanea. L’attuale Piano Nazionale Vaccini 2017 prevede che, al momento della prima dose, insieme a questo vaccino (conosciuto come quadrivalente o MPRV) venga somministrato anche quello contro il meningococco C, con una seconda iniezione. Si tratta di un vaccino vivo attenuato: contiene cioè il virus in forma tale da far sviluppare una risposta immunitaria senza però produrre la malattia.

È un vaccino raccomandato anche per gli adulti? Sì, il morbillo è molto contagioso e sono esposti al contagio anche gli adulti che non lo hanno avuto o che non sono stati vaccinati. Per questo, se si ha anche solo il dubbio di non averlo avuto o di non aver fatto il vaccino, è bene parlarne con il proprio medico di famiglia che potrà indirizzarci al centro vaccinale di competenza. Il vaccino è gratuito per tutte le fasce di età.

Quali possono essere sono gli effetti collaterali del vaccino? Sette bambini su dieci non hanno nessuna reazione. Il restante 30 per cento potrebbe manifestare reazioni lievi, quali una modica e transitoria reazione locale nel sito di iniezione (30%) , dal 5% al 10% può manifestare febbre e circa il 5% un esantema cutaneo che si risolve da solo e che si manifesta in genere dopo 6-14 giorni dal vaccino. Le reazioni gravi sono estremamente rare: infatti in un vaccinato su 1 milione può manifestarsi un’encefalite e in uno su 30mila un abbassamento transitorio delle piastrine. Infine sempre rarissimamente (meno di 1 caso su un milione) la vaccinazione può determinare anafilassi, motivo per il quale il vaccino deve essere sempre eseguito in ambiente idoneo e da personale sanitario formato a gestire anche questa improbabilissima evenienza. È invece ormai chiaro, a seguito di molti studi condotti, che non esiste nessuna relazione causale tra vaccino anti-morbillo e sviluppo di autismo.

Che complicazioni può avere il morbillo? Il morbillo può complicarsi con l’otite media (un caso su 14) o con una polmonite (un caso su 20) che può essere tanto grave da condurre al ricovero in terapia intensiva o anche al decesso. Ci sono poi le temibili complicanze a carico del sistema nervoso centrale come l’encefalite acuta (1-3 casi su 1000) o un’encefalite degenerativa che si verifica a distanza di tempo (Panencefalite subacuta sclerosante) e che può condurre a disturbi della personalità e declino nelle funzioni cognitive (4-11 casi su 100mila).

A dispetto del nome, insomma, non è affatto un “piccolo morbo”… La letalità del morbillo, ovvero il numero dei bambini che possono morire a seguito dell’acquisizione dell’infezione è stimata di 2 casi su 1000. Prima dell’avvio del piano mondiale per l’eliminazione del morbillo nel 2000, quest’infezione rappresentava infatti una delle maggiori cause di mortalità infantile nel mondo. Non solo: il morbillo può essere particolarmente grave per i soggetti immunodepressi, che sono quelli, tra l'altro, che non possono essere vaccinati con i vaccini con virus vivi o che potrebbero comunque non rispondere al vaccino. In questo senso è fondamentale l’immunità di gregge, che protegge i soggetti più deboli, oltre a tutti gli altri.
Per finire, il morbillo ha una brutta particolarità, che i nostri vecchi maestri di pediatria ben conoscevano: dopo averlo contratto, l’organismo perde le cellule B e T di memoria (ovvero quelle cellule che nel nostro organismo “memorizzano” i patogeni con i quali veniamo a contatto , mettendo in moto la produzione di anticorpi ): per questo contrarre il morbillo espone a una maggiore suscettibilità alle altre infezioni che verranno dopo.