Contenuto principale

Messaggio di avviso

INFORMATIVA: Per migliorare l'esperienza di navigazione delle pagine, questo sito utilizza cookie tecnici e analitici. Per informazioni sui cookie e su come eventualmente disabilitarli, leggi la "privacy policy".
Acconsenti all'uso dei cookie?
Disegno di un bambino, seduto in braccio alla sua mamma, che le fa sentire l'alito

PER I NOSTRI FIGLI

di Angela Pittari, pediatra di famiglia

“Dottoressa, il mio bambino sta male, dice di avere mal di testa, è stanco, son due giorni che non mangia nulla, vomita qualsiasi cosa metta in bocca e poi ha un alito terribile: sa di frutta troppo matura...” Capita spesso che un genitore porti a visitare il suo bambino riferendo questi sintomi, all’apparenza allarmanti ma, dopo una visita accurata per escludere eventuali patologie, qualche domanda sulle abitudini alimentari del piccolo e un semplice stick sulle urine si rivelano non particolarmente preoccupanti. Possiamo tranquillizzare quel genitore spiegandogli che il malessere descritto è tipico della cosiddetta chetosi meglio nota con il nome di acetone.

Questo disturbo prende il nome da un composto, che viene prodotto dall’organismo in condizioni di emergenza, quando cioè, per una maggiore richiesta di energia, non ci sono abbastanza zuccheri (principali carburanti energetici) da bruciare e quindi, in loro sostituzione, vengono utilizzati i grassi. Si manifesta prevalentemente nella prima e seconda infanzia, per richieste energetiche sempre maggiori, più raramente fino ai 12 anni, scomparendo poi con la pubertà. Esiste anche una certa predisposizione all'acetonemia, legata all'età (2-6 anni) e alla costituzione, per cui ci sono bambini più soggetti all'acetone di altri.

Nella maggior parte dei casi la produzione di acetone non è un evento patologico: piccole quantità, per esempio nei lattanti, vengono prodotte fisiologicamente come conseguenza della dieta prevalentemente lattea (più ricca di grassi che di zuccheri), ma anche perché nei bambini piccoli, gli organi preposti ad immagazzinare gli zuccheri (fegato e muscoli) ne possono contenere quantità limitate e dunque basta anche un breve periodo di digiuno (ad esempio, quello notturno) o un episodio febbrile, o ancora uno stress emotivo importante, per esaurire i depositi e obbligare l’organismo ad utilizzare i grassi per produrre l’ energia necessaria. Il caratteristico odore dell’alito, che sa di frutta molto matura o di solvente per lo smalto delle unghie, è conseguente all’accumulo di acetone nel sangue e alla sua eliminazione per via respiratoria o per via urinaria (è proprio nelle urine che possiamo facilmente dimostrarne la presenza eseguendo un semplice stick). A questo sintomo, spesso si associano mal di testa, dolori addominali, stanchezza, disappetenza e vomito che può essere in alcuni rari casi, anche molto intenso, irrefrenabile fino a determinare perdita massiva di Sali minerali e liquidi e di conseguenza portare ad una temibile disidratazione.

L’alito acetonemico di alcuni bimbi al mattino è conseguente al digiuno della notte, è abbastanza frequente e si risolve facilmente con l’assunzione di una bevanda zuccherata (latte e biscotti, tè o succo di frutta a piccole dosi) e per prevenire questa evenienza si raccomanda di evitare, soprattutto a cena, cibi grassi o zuccheri semplici.

La crisi di acetone, invece, che si riscontra in casi di grande dispendio di energia, come durante sforzi fisici intensi (gare sportive) o prolungati, febbre o gastroenterite, poiché si accompagna a sintomi anche severi, richiede un consulto con il proprio pediatra per una terapia adeguata o eventuale accertamenti.

Frequentemente l’acetone si può osservare in bambini sovrappeso o obesi la cui dieta è sregolata, ricca di grassi (merendine, patatine fritte, cioccolato, latticini, burro, carni grasse e insaccati) e di contro carente in zuccheri complessi come pasta e pane: pertanto sarà necessario, onde prevenire crisi acetonemiche, far seguire una dieta equilibrata e varia, associata a una buona attività fisica in base alle esigenze e all’età del piccolo paziente. Un capitolo a parte sono alcune, più rare malattie metaboliche o croniche come il diabete, caratterizzate, tra gli altri sintomi, anche da crisi acetonemiche; queste patologie necessitano di un’approfondita e costante valutazione medica che a seconda dei casi proporrà interventi terapeutici adeguati.

Seppur raramente, infine, si possono osservare crisi di acetone che si ripetono con una certa regolarità, ogni 20-30 giorni accompagnate da mal di testa e vomito in bambini con familiarità per cefalea; si parla in questi casi di vomito periodico e molti studi confermano la possibilità che questi bambini possano sviluppare, da grandi, una particolare forma di emicrania: le crisi di acetone che si verificano durante il periodo infantile costituirebbero così una sorta di precursore della cefalea successiva.