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Una bambina si fa controllare le tonsille, un bambino se le guarda allo specchio

PAROLA DI ESPERTO

di Giulia Righi, Ufficio stampa AOU Meyer
Una bambina si fa controllare le tonsille, un bambino se le guarda allo specchio

Fino a una decina d’anni fa, toglierle era quasi la regola e i bambini senza tossile erano tantissimi. Oggi le cose stanno in un altro modo, e di questo intervento si parla un po’ meno. Ma che cosa è cambiato? Ce lo spiega Nicola Pierossi, chirurgo otorinolaringoiatra del Meyer: “Dal 2008 sono stati codificati in apposite linee guida i criteri selettivi per intervenire sulle tonsille: questo significa che si procede chirurgicamente solo quando gli episodi di tonsillite, per frequenza e caratteristiche cliniche, soddisfano determinati requisiti”.

Sentinelle preziose, il bisturi è l’ultima spiaggia. Quali sono questi requisiti? “Le linee parlano di più di sei episodi di tonsillite in un anno, oppure di cinque per due anni consecutivi, oppure di tre per tre anni consecutivi”. Con questi numeri - ma comunque tenendo anche conto delle limitazioni nella vita quotidiana e di eventuali complicanze che le tonsilliti si portano dietro - lo specialista può valutare l’intervento chirurgico.
Le tonsille infatti, quando funzionano a dovere, sono un avamposto prezioso del nostro sistema immunitario: “Hanno l’importante funzione proteggere le vie aeree da infezioni e analizzando i batteri patogeni che cercano di entrare nel nostro corpo fanno sì che l’organismo si attivi per produrre gli anticorpi per quei determinati batteri”, spiega il dottore.

Non tutte le tonsilliti sono uguali. Sono sentinelle, insomma, ed è per questo che prima di passare al bisturi occorrono molte cautele. Ma come si curano, senza (o, quantomeno, “prima di”) passare dalla sala operatoria?
Innanzitutto, va da sé, il primo passaggio è dal pediatra. Che può consigliare l’invio del bambino dall’otorino: starà a lui valutare cadenza e ricadute delle tonsilliti sulla vita del piccolo paziente.
Ma, soprattutto, dovrà capire quale sia la natura di queste tonsilliti: solo una volta fatto questo, si potrà instaurare una terapia farmacologica adeguata. “Nelle tonsilliti di origine batterica il farmaco d’elezione è l’antibiotico, mentre per quelle di origine virale si usano farmaci sintomatici, che cioè agiscono sui sintomi dell’infiammazione”. Succede però che le tonsilliti si possano legare ad altre cause ancora: “Sono le cosiddette ‘febbri ricorrenti di origine faringotonsillare’, PFAPA (Periodic Fever Adenitis Pharyngitis Aphthae). In questi casi la sintomatologia ha come causa una alterata risposta infiammatoria, si lega ad episodi di febbre ricorrente, molto alta e con cadenza regolare. In questo caso le cure antibiotiche non servono, e soltanto dopo aver provato a ripristinare una corretta risposta all’infiammazione, in caso di insuccesso è necessaria la tonsillectomia”, chiarisce Pierossi.

I batteri buoni. La prevenzione delle tonsilliti batteriche si avvale anche di strategie che sfruttano l’azione di batteri non patogeni, che possiamo definire batteri “buoni”: somministrati sotto forma di polveri o tavolette da sciogliere in bocca, si insediano nella nostra gola senza causare malattie e tengono lontani i batteri patogeni che causano le tonsilliti.

Come funziona l’operazione. L’intervento chirurgico è l’ultima soluzione, e arriva solo, come detto sopra, a determinate condizioni. Ma come funziona? “Al Meyer da circa 12 anni utilizziamo un bisturi ad ultrasuoni che riduce notevolmente il dolore post operatorio e il rischio emorragico”. Il tipo di intervento dipende comunque dal paziente: “Per i bambini che hanno tonsille che non si ammalano ma sono soltanto troppo grandi (ipertrofia delle tonsille) si privilegia la tonsillotomia, ovvero l’asportazione non completa. Invece la tonsillectomia, ovvero la rimozione completa, si rivela spesso una strada obbligata per le forme ricorrenti di tonsilliti di origine infettiva”.