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IL GIOCO È UNA COSA SERIA

Una bambina e un bambino costruiscno un castello di sabbia sulla spiaggia
di Manuela Trinci, psicoterapeuta infantile, direzione scientifica ludo-biblio AOU Meyer

Vietato calpestare i castelli che, privi di re e di regine, punteggiano uno slalom divertente su battigie incontaminate o modaiole: indifferentemente. L’evergreen “facciamo un castello” rimbalza da generazioni e intriga e ammalia grandi e piccini, sia che il complesso architettonico consista in un semplice mucchietto di sabbia, una montagnola, da decorare con un tappo di bottiglia, una piuma; sia che si presenti ai passanti come un intricato labirinto di torri, fossati e tunnel con magari un piccolo ponte a far da ingresso al castello stesso.

La magia della sabbia. E se per qualcuno il tocco di maestosità può concentrarsi in una semplice bandierina posta in vetta e fatta con un bastoncino e un pezzo di alga, oppure in una lunga serie di scalini davanti all’ingresso incisi di taglio con la paletta, i più non sfuggono alla brama di far colare no-stop la sabbia molto bagnata dalle punta delle dita sino a creare quei gocciolanti castelli modello Duomo di Milano o Sagrada Familia di Gaudí!
È la magia della sabbia, la “sabbia sapiens”, come la definiscono gli antropologi; la sabbia con l’universalità delle figure e dei disegni che vi sono impressi: dalla cultura aborigena australiana ai polverosi colori degli stregoni Navajos sino ai giardini karesansui, i “giardini secchi”, del Giappone o i mandala dei monaci tibetani o le raccolte di sabbia a colori dei beduini nel deserto.

Tante emozioni in gioco. Giocare, creare con la sabbia dai castelli alle formine, o tracciare con un dito schizzi di mostri marini, sirene, case e fiori, conquista e soddisfa perché qualsiasi gesto ludico, anche minimo, trova in questo materiale una pronta capacità di risposta: dalla traccia appena inscritta, quando la sabbia è asciutta, alla plasticità costruttiva, quando è bagnata. Qui sono in gioco emozioni più o meno nascoste, processi creativi, tanto che ai giochi sulla sabbia sono state riservate intere sezioni nel recente “festival delle emozioni” a Terracina e la Sand Play Therapy è un modello riconosciuto di psicoterapia analitica.
Senza tralasciare che, nel costruire i loro castelli, i bambini scavano e scoprono che sotto la sabbia c’è l’acqua, proprio come succede alla Pimpa - versione estiva. Sarà, infatti, attraverso le buche in riva al mare che il cagnolino a pois scenderà giù, in profondità, per scoprire il mondo sottomarino, il mondo misterioso, tutto quello che sta sotto ai nostri piedi e che incuriosì non poco anche gli avventurosi Sussi e Biribissi.

Sulla battigia si cresce. Così, con le labbra impanate di sabbia, sulla battigia si cresce. Si impara, con leggerezza pensosa, l'inesorabile forza del mare, l’accoglienza della madre-terra, la caducità delle cose; si assapora il gusto della scoperta e quello dell’invenzione. E magari ci si scopre artisti nei collage di relitti con ciottoli, bucce di cocco, chele di granchi o vetrini smussati; come pure imprenditori di concorsi a premi per il sasso più bello fra quelli a forma di cuore, oppure fra quelli col buco in mezzo. Insomma, sulla riva del mare accade davvero un po’ di tutto, anche che qualcuno giochi a naso di patella o allo squalo di mare e chi, più intraprendente, si diletti a raccogliere lungo la spiaggia un’alga verde e viscida, la lattuga di mare, da cui si ricavano folte barbe baffi e sopracciglia… Verrà poi il tempo in cui questi stessi giocolieri scriveranno t’amo sulla sabbia. Ma questo è un altro argomento!