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PER I NOSTRI FIGLI

di Angela Pittari, pediatra di famiglia

Il mal di testa, o cefalea, contrariamente a quanto si pensi, non è un sintomo appannaggio solo degli adulti, ma anche dei bambini, specialmente in età scolare-adolescenziale. Secondo recenti statistiche circa il 25% di bambini in quella fascia di età ha avuto almeno un episodio di mal di testa nel corso dell'anno. Per un genitore, avere un bimbo che si lamenta di dolore al capo, è fonte di grande preoccupazione per il timore che alla base del disturbo vi possano essere gravi patologie, e quindi pone domande e chiede risposte (quando, ahimè non le va a cercare presso il “dottor Google”!!!!) per comprendere se sia “urgente” prendere provvedimenti anche nel caso di un singolo episodio di cefalea e, a maggior ragione, se gli episodi tendono a ripetersi.

200 mal di testa diversi. È importante, a questo punto, la consultazione del proprio pediatra di famiglia per riconoscere i differenti tipi di mal di testa (se ne conoscono circa 200 varietà cliniche): egli indagherà sulle possibili cause del malessere e, se lo riterrà opportuno, procederà alla prescrizione di accertamenti ematici e/o strumentali o all’invio, per i casi più complessi, presso il centro specialistico di riferimento.
Da qualche anno a questa parte il “mal di testa” nei bambini è purtroppo in aumento, verosimilmente perché stanno cambiando gli stili di vita dei nostri piccoli, sempre più pieni di impegni, scolastici e non, e sempre più allineati a quelli di noi adulti.

Emicrania e cefalea tensiva. Nella maggior parte dei casi, per fortuna, le cefalee che interessano i bambini sono cefalee primarie, nelle quali il dolore non è riconducibile ad alcuna malattia, mentre sono più rare le cefalee secondarie, ossia sintomatiche di precise patologie. Tra le cefalee primarie le più frequenti nei bambini sono l’emicrania e la cefalea di tipo tensivo, distinte in base alla modalità di manifestazione del dolore e degli eventuali sintomi associati. In età pediatrica tuttavia, a differenza dell’età adulta, non sempre è possibile fare una diagnosi precisa di emicrania o cefalea tensiva, sia perché il mal di testa spesso nei bambini si presenta con caratteristiche di entrambe le forme, sia perché può modificarsi nel tempo in rapporto all’età e alla maturazione dei bambini.

L’emicrania (o meglio: gli equivalenti emicranici). Il bambino piccolo (scuola materna ed elementari) avverte sintomi che solitamente vengono definiti come equivalenti emicranici che comprendono:

  • il vomito ciclico;
  • i dolori addominali ricorrenti;
  • le vertigini parossistiche benigne;
  • il torcicollo parossistico;
  • i dolori ricorrenti agli arti inferiori (comunemente noti come "dolori di crescita");
  • il mal d'auto.

Il bambino più grande, invece, avverte in maniera più definita il mal di testa, generalmente di intensità medio-forte e di breve durata (anche 5-10 minuti). Solitamente il dolore interessa metà del capo ed è pulsante alle tempie (spesso i bambini dicono di sentire il cuore in testa) tale da interrompere le normali attività di gioco, di studio o di sport. In alcuni casi il mal di testa si accompagna ad altri sintomi, come:

  • il fastidio per la luce, il bimbo preferisce stare ad occhi chiusi o in penombra (fotofobia);
  • il fastidio per i rumori , non gradisce neppure i programmi tv preferiti!!!! (fonofobia);
  • il fastidio per gli odori, repulsione per i normali ed abituali odori di casa (osmofobia).

E, ancora, nausea, vomito, dolori addominali e pallore. Non è raro che, durante l'attacco emicranico, il bambino possa apparire particolarmente abbattuto, a volte sonnolento.

In alcuni casi l’emicrania è preceduta dalla cosiddetta aura, ossia una sintomatologia neurologica, transitoria e per lo più di breve durata, rappresentata frequentemente da disturbi di tipo visivo come flash luminosi, immagini scintillanti, linee a zig-zag o a ferro di cavallo; più raramente compaiono disturbi sensitivi, quali formicolii agli arti e sensazione di addormentamento di una parte del corpo, o disturbi del linguaggio, con difficoltà ad esprimersi.

Spesso dietro un bambino con emicrania vi è un genitore o un parente stretto che soffre o ha sofferto dello stesso disturbo, tuttavia è bene non sopravvalutare la cosiddetta predisposizione familiare perché non è detto che un bambino figlio di genitori cefalalgici sia destinato a soffrire dello stesso disturbo in modo cronico.

La cefalea tensiva. La cefalea di tipo tensivo, più frequente nel periodo adolescenziale, è contraddistinta da attacchi ripetuti di dolore bilaterale, alla fronte o alle tempie, alle regioni occipitali o posteriori del capo, o diffuso, come il cosiddetto “ cerchio alla testa”. Il dolore è continuo, di tipo gravativo o costrittivo (cioè viene avvertito come un senso di peso), di intensità medio/lieve, a differenza dell’emicrania, non impedisce le normali attività quotidiane e non peggiora con l’attività fisica; è anche infrequente l’associazione con altri sintomi. Se si ripete tuttavia con elevata frequenza, diventando addirittura cronica, la cefalea di tipo tensivo può interferire negativamente sulla qualità di vita del soggetto alterando le sue attività quotidiane (sonno, appetito, gioco, attenzione, concentrazione …) , imponendogli la rinuncia ad attività gradevoli o promuovendo ansia e alterazione dell’umore.

A volte è una spia. Occorre sottolineare che la cefalea in genere, nelle sue tante modalità di espressione clinica, deve essere considerata non solo come disturbo, ma anche come sintomo di un qualcosa che non va, in quanto spesso è l’espressione di tensioni emotive derivanti da problematiche scolastiche, liti e incomprensioni familiari, separazione dei genitori, morte di un nonno, traslochi o anche più semplicemente la nascita di un fratellino.

Lo stile di vita influisce, eccome. Altro punto fondamentale è la valutazione del contesto in cui il disturbo si manifesta: se, ad esempio, l’adolescente conduce uno stile di vita sregolato, con sonno non adeguato all’età, se salta la prima colazione e mangia quando capita, saltando da un digiuno ad un pasto abbondante; se ancora il ragazzo/a assume una postura scorretta, permane eccessivamente davanti a televisione, computer o smartphone; se è solito stare sui libri per un tempo eccessivo con un’illuminazione non adeguata ed in ambienti non bene aerati (o per recuperare lezioni e compiti all’ultimo minuto!!!). Anche l’alimentazione ha il suo peso: consumare cibi come cioccolato, formaggi, banane, fragole, patate, bevande gassate che contengono coloranti e conservanti, cibi freddi può essere un notevole fattore scatenante di un attacco acuto di cefalea.

I farmaci e “il diario”. La scelta terapeutica deve essere fatta esclusivamente dietro controllo medico (l'automedicazione, sconsigliata nell'adulto, può essere pericolosa nel bambino) a seconda del tipo di cefalea e dell’età del paziente per eliminare quanto prima il dolore e per prevenire le recidive che portano il disturbo a cronicizzarsi. I farmaci che sono abitualmente utilizzati sono: il paracetamolo, l’ibuprofene e i triptani somministrati iniziando con il dosaggio più basso tale da consentire una rapida e completa risoluzione della crisi, aumentandolo solo se strettamente necessario. Nei casi in cui la frequenza degli attacchi o l’atipicità dei sintomi siano tali da richiedere l’intervento dello specialista, è buona norma fare “ il diario” del mal di testa annotando gli orari degli attacchi, la loro durata, l’eventuale vicinanza ai pasti o allo sforzo fisico, l’associazione con altri sintomi, la responsività ai farmaci utilizzati.

Il supporto psicologico. Alla terapia farmacologica è opportuno spesso affiancare un supporto psicologico per risolvere problematiche concomitanti, ponendo attenzione ai bisogni del bambino, non colpevolizzarlo ma dando importanza al suo disturbo reale senza preoccuparlo eccessivamente. Anche una consultazione in pochi incontri può aiutare il bambino a tranquillizzarsi, abbassando i livelli d’ansia che possono scatenare le crisi, rendere la sua vita più serena e la gestione dei sintomi meno problematica. Il mal di testa può spaventare molto un bambino, per questo non va mai sottovalutato o sminuito. Per il bambino, soprattutto se gli episodi si ripetono, possono sembrare un ostacolo insormontabile senza la vicinanza e il conforto dei genitori .

Prevenire? Si può. Si può fare prevenzione individuando i possibili fattori determinanti o corresponsabili a partire da cattive abitudini o condizioni ambientali sfavorevoli come il fumo in casa, una scarsa illuminazione, una rumorosità eccessiva o un insufficiente ricambio d’aria. Evitare lo stress eccessivo derivante da più attività sportive ,fare in modo che il bimbo non dorma troppo o troppo poco, non digiuni (per seguire diete “fai da te” tipiche degli adolescenti),evitare che assista a liti familiari, coinvolgerlo in attività manuali distogliendolo dall’utilizzo incondizionato di smartphone e video-giochi.