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I NUMERI DI FABIO

di Fabio Voller, ARS Toscana

Ritorno a scuola in Toscana per 95 mila alunni delle scuole dell’infanzia, 160 mila allievi delle scuole elementari, 96 mila studenti delle scuole medie e 150 mila delle scuole secondarie superiori. E con il suono della campanella che ci accompagnerà per molti mesi mettiamo un attimo da parte i titoli strillati sulle devianze e le abitudini borderline dei giovanissimi per cercare davvero di capire come stanno gli studenti toscani che attraversano la delicatissima fase dell’adolescenza. In base allo studio EDIT EDIT (Epidemiologia dei determinanti dell’infortunistica stradale in Toscana) di ARS Toscana che fotografa i comportamenti del mondo giovanile, i ragazzi toscani hanno generalmente un buon rapporto con i genitori e sono molto soddisfatti delle amicizie con i coetanei, indicatori importantissimi per valutare il benessere delle nuove generazioni.

L’adolescenza: un’età strategica per imparare a volersi bene. Sappiamo bene come, soprattutto tra i 14 e i 19 anni, le abitudini dannose, difficili da modificare, condizionano lo sviluppo dei giovani poiché si strutturano nel vissuto di ciascuno e possono compromettere le azioni consapevoli del futuro. La costruzione dell’identità giovanile è determinante per l’acquisizione di una serie di abilità e di saperi che, una volta interiorizzati, consentono di fronteggiare le difficoltà della vita, evitando modelli comportamentali sbagliati che possono danneggiare, parzialmente o integralmente, la salute. È infatti nell’adolescenza che alcuni comportamenti a rischio si manifestano e si organizzano precocemente per scarsa educazione o informazione sui danni che possono derivare alla propria salute dai comportamenti individuali, soggettivi (dipendenze da fumo, alcol, sostanze), o oggettivi (all’interno di particolari relazioni sociali). Analizzare l’insieme di elementi che caratterizzano lo sfondo culturale e sociale nel quale si trova inserito il giovane studente, capire quindi quali siano il suo contesto familiare, scolastico e i suoi consumi culturali diventa fondamentale per comprendere quali potranno essere le conseguenze sulla salute.

La famiglia, un punto di riferimento in costante evoluzione. Negli ultimi anni, cambiamenti incisivi hanno investito le società contemporanee in merito al ruolo della famiglia e dei rapporti inter-familiari, è andato in crisi il modello di società basato su una visione autoritaria dei rapporti giovani-adulti, figli-genitori, fondato sulla trasmissione intergenerazionale di norme, valori e comportamenti, a favore di una concezione più democratica e tollerante, nella quale ai giovani è consentito sperimentare percorsi fondati su scelte, valori e comportamenti non necessariamente condivisi dai genitori.

Si è assistito, inoltre, a un processo di semplificazione della struttura familiare: la riduzione dell’ampiezza familiare (numero di componenti), l’aumento delle famiglie unipersonali e la diminuzione di quelle allargate o estese (con nonni o altri parenti). Di pari passo, si riscontrano nuove tipologie familiari. Basti pensare alle famiglie mono-genitoriali, a quelle ricostruite e alle sempre più numerose convivenze, che rispecchiano il pluralismo culturale dell’odierna società. Nonostante le modificazioni, ancora in atto, che hanno portato ad una sua ridefinizione e a una ristrutturazione dei ruoli al suo interno, la famiglia non ha perso la sua centralità nella società e il suo studio risulta sempre attuale e ricco di spunti di riflessione.

Il rapporto con la famiglia. Come si può osservare dai risultati riportati dall’indagine EDIT, nel 2015, la maggioranza dei giovani restituisce un’immagine positiva dei rapporti con i propri familiari, definendoli: molto buoni (47%) e abbastanza buoni (38%). Le percentuali si modificano in base all’età, passando dall’87,9%, nella classe d’età di quattordici anni o meno che dichiara di avere un rapporto positivo con i familiari, all’82,9% nei ragazzi di diciannove anni e più. Probabilmente, su questo aspetto influisce la sempre maggiore necessità di indipendenza da parte dei giovani nei confronti dei genitori, che li spinge forse a rapporti più conflittuali con il passar degli anni: con l’aumentare dell’età, quindi, diviene più difficile per i figli comunicare con i propri genitori.

È decisamente importante sottolineare come i genitori abbiano un ruolo fondamentale nella vita degli intervistati, proprio perché la famiglia è il primo vero microcosmo sociale fondamentale, rappresenta un punto di riferimento rassicurante, un momento di ritrovo e un luogo di protezione, nell’odierna società complessa.

Distribuzione della definizione dei rapporti con la famiglia per età – 2015

tabella - Distribuzione della definizione dei rapporti con la famiglia per età –2015

Il rapporto con i coetanei. Se la famiglia è il luogo privilegiato per la costruzione di una sana maturazione affettiva, essa svolge compiti importanti legati alla socializzazione. Quest’ultimo aspetto, sviluppato attraverso insegnamenti volti a far apprendere ai ragazzi una corretta comunicazione con il mondo esterno, risulta particolarmente importante quando i figli cominciano a confrontarsi in modo più autonomo con il gruppo dei pari. I giovani intervistati rientrano nella fascia d’età in cui l’insieme dei coetanei rappresenta un agente di socializzazione fondamentale, con un peso forse addirittura maggiore rispetto a quello della famiglia.

Il senso di appartenenza a un gruppo, un buon rapporto con i coetanei, può contribuire ad attenuare gli svantaggi di un contesto sociale e familiare sfavorevole o influire sulle dinamiche relazionali che favoriscono il prevalere di tendenze antisociali e fenomeni di bullismo.

La percentuale di studenti che ritiene di avere un rapporto positivo con i coetanei, ovvero molto buono o abbastanza buono, è del 92,2%.

In sintesi, le relazioni amicali vengono vissute positivamente e rappresentano un elemento fondamentale nel processo di costruzione dell’identità personale dei giovani.