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I NUMERI DI FABIO

di Fabio Voller, ARS Toscana

tabella - Ragazzi: Sport, alimentazione e Fumo

 

La salute degli adulti si gioca sin da quando siamo bambini, anzi fin già nell’utero materno. E’ questa un’evidenza che la ricerca internazionale ha ben consolidato. Per questo l’impegno alla prevenzione delle principali malattie croniche va anticipato alle età più giovanili. Questo per arrivare a ridurre il peso che le patologie complesse avranno negli scenari futuri di persone sempre più anziane.

I dati che vi propongo sono recenti, risalgono al 2014, provengono da varie fonti (progetti Okkio, Edit HBSC) e fotografano la realtà dei nostri ragazzi nelle loro abitudini relative allo sport, all’alimentazione e al fumo. Quel che balza all’occhio sono due tendenze che dominano l’età infantile rispetto a quella adolescenziale. Nella prima pesa in modo sostanziale la sedentarietà, che sfocia in una maggiore tendenza al sovrappeso e all’obesità. Nella seconda, l’attività fisica aumenta, il peso di troppo diminuisce, ma si impenna un fattore di rischio tipico quale è il fumo della sigaretta, anche se un’esigua minoranza inizia ad averne dimestichezza già in età infantile (eloquente lo 0,4% della fascia 8-9 anni) per poi diventare fenomeno più diffuso in età adolescenziale e consolidarsi intorno ai 16-19 anni (30,1%). Nella infografica ho voluto inserire anche il consumo della frutta, elemento che non dovrebbe mai mancare nell’alimentazione di tutti (assieme alla verdura dovrebbe raggiungere le 5 porzioni consumate al giorno). Ebbene, quasi 7 bambini su 10 mangiano frutta, anche se non raggiungono le raccomandazioni a 8-9 anni, per poi calare a 13 anni (4 adolescenti su 10) e risalire in età giovanile. Molti i fattori sottostanti a questo saliscendi: da un lato c’è l’impegno della scuola e della famiglia e dall’altro quello personale, del contesto amicale e sociale alla disponibilità economica della famiglia nel comprare alimenti “cari” in momenti di crisi economica. Basta però aumentare di poco il consumo di questi alimenti per avere benefici immediati sul proprio stato nutrizionale e sul proprio peso. I principali attori della salute collettiva hanno l’ambizione di riuscire a far guadagnare alla popolazione altri anni di vita, ma solo quelli vissuti in buona salute. Note le ricerche sui benefici della rinuncia al fumo: le donne che hanno smesso di fumare intorno ai 30 anni di età hanno infatti ridotto del 97 per cento il rischio di morte prematura; chi lo ha fatto a 40 anni ha ridotto di dieci volte il rischio rispetto a chi non ha smesso. A dirlo non sono io, ma una famosa ricerca inglese pubblicata su The Lancet. Immaginiamo l’impatto (positivo) di una vita senza fumo.

Oggi sappiamo che bisogna agire presto, già nelle fasi di accrescimento dei meccanismi biologici di difesa e dello sviluppo psicofisico, con attenzione alle esposizioni ambientali e all’instaurarsi di abitudini e stili di vita sempre più corretti. Già in gravidanza quindi e poi nei primi mesi ed anni di vita. Ecco allora che riemerge in modo quasi prepotente l’interesse alla salute dei bambini. Se la salute dei primi anni di vita dipende quasi esclusivamente dalle scelte dei genitori, nell’adolescenza troppo spesso dipende da scelte personali, il tutto condizionato dal clima sociale ed economico di contorno del momento. Dobbiamo essere in grado quindi di produrre informazioni sufficienti per valutare quali esiti producano tutti questi elementi sulla salute della popolazione che ci sta più a cuore.