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PAROLA DI ESPERTO

Un bambino seduto davanti al computer in compagnia dei due genitori
a cura di Tiziana Metitieri, neuropsicologa AOU Meyer

L’uso dei dispositivi digitali è parte integrante delle vite quotidiane di bambine e bambini, di adolescenti e anche di adulti e anziani.
La ricerca scientifica più rigorosa sta evidenziando che non ci sono sostanziali effetti negativi causati dalle esperienze online. Si è creata invece un’ondata di allarmismo che è stata focalizzata sul tempo di esposizione ai dispositivi (meno è meglio è) e su divieti generalizzati.
Tuttavia, il tempo di uso dei dispositivi si è rivelato un fattore insufficiente e fuorviante: in 15 minuti possono essere creati o condivisi online contenuti molto pericolosi e in 6 ore si possono studiare le lingue, guardare dei video didattici sui canali di docenti esperti, contattare amici e familiari in diverse parti del mondo, organizzarsi per una campagna di raccolta della plastica lasciata dagli adulti sulle spiagge, ecc… Quindi non è detto affatto che meno sia meglio quando si parla di nuove tecnologie.

I divieti generalizzati, anche accompagnati da slogan di facile memorizzazione, dopo essere stati studiati si sono dimostrati inefficaci nell’educare all’uso dei dispositivi. Le ricerche hanno invece dimostrato che l’uso regolare dei dispositivi porta a benefici nelle conoscenze e nelle interazioni sociali che non si osservano nelle bambine e nei bambini e negli adolescenti che non usano alcuna tecnologia digitale.
Come accade per qualsiasi attività svolta quotidianamente, la gestione delle attività online non può essere delegata totalmente alle scelte di ragazze e ragazzi: richiede un impegno attivo degli adulti nell’educazione e nella supervisione, stando attenti alle modalità con cui si esprimono le proprie richieste, le proprie indicazioni o le proprie opinioni riguardo alle attività online.

Ci sono alcune azioni da intraprendere che possono aiutare a migliorare la relazione con i propri figli, quando è messa alla prova dall’uso dei dispositivi:

  • fare domande sul tipo di attività e sulle persone coinvolte: così come si chiedono ai propri figli informazioni sulle attività offline (chi hanno incontrato, cosa hanno fatto, ecc.) allo stesso modo chiedere dettagli sull’attività online in cui sono coinvolti vuol dire mostrare interesse e non esserne spaventati;
  • confrontarsi sui giochi, sulle app, sui video e sulle altre attività esprimendo le proprie preferenze e le proprie avversioni;
  • condividere la visione di video, l’esplorazione di una app, l’esperienza di gioco (anche come spettatrici e spettatori) così come si va a guardare la partita di pallacanestro o la sessione di danza;
  • accogliere i racconti su attività online aggressive o strane e fornire indicazioni su come affrontare le situazioni difficili;
  • spiegare i rischi e le modalità per affrontare situazioni dannose.

Ci sono anche alcune cose da non fare:

  • proibire l’uso dei dispositivi per tempi prolungati a scopo punitivo;
  • interrompere le conversazioni che riguardano le esperienze online;
  • reagire con rabbia o spavento alle confidenze su attività online a rischio oppure sulle difficoltà incontrate nelle interazioni con i coetanei o ancora su contenuti violenti ricevuti in una chat.

La parola chiave per i genitori e anche per gli insegnanti e gli operatori che interagiscono con ragazze e ragazzi è educare, seguendo gli stessi principi che sono alla base di una crescita sana e della convivenza civile sia offline che online.