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ContattiOspedale Meyer - 2° piano
Dal lunedì al venerdì dalle 8:15 alle 13:00 / dalle 14:00 alle 18:15
sabato 8:15 alle 13:00 / dalle 14:00 alle 16:15
domenica dalle 9:00 alle 13:00

 Al momento, l’accesso alla Ludobiblio è riservato ai soli bambini/ragazzi ricoverati con genitore/accompagnatore.
Per motivi di sicurezza, non possono accedere i bambini in attesa di visita o esame diagnostico.



GiocoOrto giardino Reparto delle bambole Teen voicePoesia

La ludoteca, rinominata nel 2017, ludobiblio in seguito a una più stretta integrazione fra l'attività di letture e conservazione libraria con l'attività ludica, è un luogo speciale all’interno dell’ospedale.
Uno spazio luminoso e colorato, ricco di giochi, libri e materiali per i laboratori creativi. Le grandi vetrate con vista sul verde circostante consentono ai bambini, adolescenti e ai loro genitori di vivere un momento di pausa, gioco e relax durante il ricovero.
Gli educatori che si occupano del servizio sono laureati in scienze dell’educazione o altra laurea con training specifico nel settore del sostegno al bambino ospedalizzato e seguono percorsi formativi di aggiornamento.
Le attività di gioco e di lettura si sviluppano in base alle caratteristiche, all'età e alle esigenze dei bambini e dei ragazzi che comunque decidono in autonomia se partecipare o meno alle attività dei laboratori, alle feste o eventi speciali. Le attività proposte sono correlate alle problematiche espresse dal ricoverato o in continuità con quelle proposte in Ludobiblio
Gli operatori della ludobiblio svolgono la loro attività anche con modalità itinerante , direttamente in camera dei bambini e ragazzi ricoverati, in accordo con il personale sanitario del reparto.

Gioco

Lo spazio della LudoBiblio nasce dall’innovativa fusione delle già presenti Ludoteca e la Biblioteca. Uno spazio utile, dal sapore familiare, una sorta di antidoto alla solitudine dove il concetto di giocare si declina nelle molteplici forme del gioco stesso.
Un luogo, dunque, non solo di svago e distraente, bensì un luogo dove il bambino, con i mezzi espressivi che gli sono più congeniali, può vivere e significare le proprie emozioni grazie alle tante declinazioni del gioco e del giocare che includono il leggere, il fare teatro, la musica, la poesia e l’ecologia, la conoscenza scientifica ecc…; “giocare” quindi nel senso soprattutto di garantire lo spazio dell’illusione con la “messa in gioco” della fantasia. E più semplicemente detto la LudoBiblio si presenta alla stregua di una “riserva di gioco” come Bernard De Koven definiva gli spazi ludici ospedalieri.
Al centro del “giocare” in tutte le sue forme sta la relazione che l’educatore costruisce con il bambino e con i suoi familiari, anzi è il gioco, il giocare, i momenti e le fasi che lo contraddistinguono a favorire la nascita e il consolidarsi di affetti e sentimenti fondamentali nei percorsi, spesso complessi, della “cura”.
Alcuni laboratori, soprattutto di narrazione e di arte, previsti a ciclicità trimestrale, sono caratterizzati da un tema specifico e sono articolati in vari momenti. Inoltre, in tali cicli, è sempre previsto un laboratorio “d’occasione” che prende spunto da feste, ricorrenze, avvenimenti nazionali o internazionali (es. festa degli alberi, dell’oceano, del gatto….) che si fanno da un lato strumento di riflessione sul nostro tempo, dall’altro opportuna integrazione fra le vicende emozionali dei piccoli ricoverati con quanto accade nel mondo, fuori dai circuiti della malattia e della loro esperienza ospedaliera.
Si prende spunto dalla lettura di una storia o di un albo illustrato a cui segue la realizzazione fattiva laboratoriale dei piccoli ricoverati che termina poi in un “lavoro” collettivo rafforzando così il sentimento amicale e di cooperazione del gruppo.
Il gioco da tavolo è molto utilizzato con bambini e ragazzini perché consente loro di rafforzare le proprie competenze esecutive. Alcuni giochi, infatti, fanno leva su peculiari fragilità come nel caso di disturbi specifici dell’apprendimento dove la memoria e l’attenzione possono essere leggermente compromesse, così come in un post operatorio o in conseguenza a un lungo ciclo di cure invasive.
Il gioco da tavolo, oggetto di continuo studio e aggiornamento da parte degli educatori della LudoBiblio, ha la capacità di assorbire l’attenzione, rappresenta una sorta di universo simbolico dove i giocatori entrano liberamente per affrontare ostacoli o allenarsi a risolvere problemi. Il normale desiderio di competizione attiva così le componenti più vitali della personalità e nel contempo insegna a tollerare la fatica necessaria per arrivare a un obiettivo vittorioso peraltro non sempre certo o scontato per cui si allena anche la capacità di tollerare la frustrazione del non vincere e di aver fatto una fatica non premiata!
Il gioco favorisce infatti sia la possibilità di comprendere e di entrare in relazione con altri sia di sviluppare strategie, utili quanto importanti in un contesto ospedaliero come la gestione delle incertezze e la promozione di conoscenze pertinente. Gestire le incertezze implica la capacità di elaborare le informazioni provenienti dall’esterno attraverso una serie di strategie di acquisizione e di elaborazione di risposte come ad esempio: problem solving, ragionamento flessibile, attivazione della working memory. È essenziale, nell’incertezza, saper adattare il proprio agire alle situazioni mutevoli, sulla base delle conoscenze pregresse, ma anche di una valutazione critica delle situazioni mutate, esattamente come avviene durante una partita.

Orto giardino

Inaugurato pionieristicamente nel giugno del 2009 e poi totalmente ristrutturato e ampliato nel marzo del 2021, l’orto-giardino è un prezioso spazio verde adiacente alla LudoBiblio dell’ospedale pediatrico Meyer. In questo luogo fiorito si svolgono en plein air laboratori di lettura, pittura e ecologia. Qui i bambini ricoverati, insieme ai loro genitori e agli educatori, si cimentano concretamente nell’arte di coltivare e prendersi cura di fiori, ortaggi, erbe aromatiche ecc…
Il contatto con la terra, l'osservazione di forme, colori, ombre e luci dei vegetali, trasmettono sensazioni rasserenanti mentre stimolano le capacità percettive. Avere cura delle piante permette a ogni bambino in sofferenza di maturare emotivamente prendendosi cura di creaturine più piccole e più vulnerabili di lui.
Nell’orto giardino si fruga nella terra, si sporcano le mani, si semina, si annaffia, si pota e si raccoglie, come pure si fanno schizzi sui taccuini, si creano erbari in poesia, si ascoltano storie avvincenti che trattano di piante fiori, radici… Nel piacere di un “fare” lento, nel piacere dell’ascolto della voce che narra storie e crea legami d’affetto, i piccoli ricoverati ritrovano le atmosfere domestiche, si rituffano nella loro età discostandosi dai connotati di “bambino malato”.
Le molteplici attività che si svolgono nell’orto-giardino abituano a ragionare nei termini di “comunità” e consentono al bambino malato, anche gravemente malato, il recupero delle capacità espressive e creative nonché delle sue proprie abilità residue.
Valorizzando la parte “sana”, nel pieno rispetto dei ritmi e della ciclicità della natura, si compensano le limitazioni imposte dalla malattia e si favorisce lo sviluppo di metaforici anticorpi utili alla diminuzione dell’impatto emozionale dell’esperienza ospedaliera e fondamentali alleati nel progetto della cura e speranza di guarigione.
Personale ospedaliero, educatori, genitori e familiari tutti rendono l’orto-giardino un piacevole luogo di transito; un luogo di conversazione, di ricreazione e sollievo. Una fonte inaspettata di nutrimento emotivo e spirituale perché nell’orto-giardino non si va solo per “fare”. Si può semplicemente sedersi e contemplare e godere della bellezza del cielo, delle nuvole, di meriggi e tramonti; di farfalle, di merli e gazze ladre e della quasi impercettibile presenza di ragni, lucertole, lombrichi, formiche, gechi…
Nell’orto-giardino ogni gesto si fa traccia e memoria della propria presenza. Ogni piantina può essere portata nella stanza di degenza; mentre nel ritorno a casa può farsi ricordo di un’esperienza che, fra le tante necessarie pratiche mediche, ha avuto il sapore dell’amicizia, dello svago, del gioco.

Reparto delle bambole

Visualizza la locandina sull'ospedale delle bambole Il Reparto delle bambole è un luogo sospeso fra fantasia e realtà, pensato e progettato per i bambini ricoverati.
Bambini e ragazzi, in cerca di aiuto per le più svariate “malattie” o “guai” dei propri giocattoli, possono così condividere le loro esperienze di “malattia”, i loro timori, le loro aspettative, nell’atmosfera giocosa della LudoBiblio dove si sollecita la cultura del dialogo e dell’amicizia.
Per rispondere alle richieste di S.O.S., il Reparto delle bambole vede al lavoro pediatri, narratori di storie, artisti, educatori, tutti pronti per curare bambole e peluche, ascoltarne il malcontento nonché pronti ad aggiustare trenini unicorni dinosauri, progettare acconciature, sciarpe, abitini su misura e molto altro ancora…
Il Reparto delle bambole è dotato di un pronto soccorso, una sala operatoria – attrezzata con forbici, uncinetti, aghi fili e spaghi, stetoscopio, pomate, siringhe, phon e bottoni - un reparto di ortopedia, un centro prelievi e di radiodiagnostica e un altro per bambole&C in cerca di pezzi di ricambio, e un altro ancora di puro restyling con parrucchiera e sarte all’opera!
Una cartella clinica, per compilare l’attenta anamnesi dell’inconsueto “paziente”, è compilata dal Pediatra di turno. Al termine di accertamenti e interventi, il “paziente” sarà dimesso con un certificato di buona salute e, se necessario, utili raccomandazioni terapeutiche: sciroppi, pasticche o supposte o riabilitazione in caso di ossa rotte!
Nel Reparto delle bambole i piccoli ricoverati, utilizzando i tipici meccanismi sottesi al gioco e al giocare, possono immedesimarsi in chi si prende cura di loro - medici, infermieri, educatori ecc… - e preservare così quell’area di gioco indispensabile per confrontarsi con la propria malattia, coltivando la fiducia e la speranza di una veloce guarigione.
Aggiustare con ago e filo il proprio giocattolo, anziché gettarlo via, veicola sicuramente un messaggio positivo e anticonsumistico ma soprattutto di recupero del valore degli affetti.
Nel Reparto delle bambole si impara che un giocattolo riaggiustato, con la sua piccola o grande cicatrice, può essere ancora più bello, più caro, più nostro.

Teen voice

Uno spazio, un soppalco luminoso, “appollaiato” sopra la grande sala della Ludobiblio, è pronto per accogliere - con arredi moderni, decine e decine di libri e giochi da tavolo - ragazzini e ragazzine nella difficile età che va dai 12-13 anni sino alla vera e propria età dell’adolescenza.
In questo spazio, dove si possono anche fare i compiti con gli insegnanti ospedalieri, leggere in solitudine, giocare in piccoli gruppi, intrattenersi e confrontarsi con i propri coetanei, gli educatori propongono spesso la lettura e l’approfondimento di un’ampia offerta di classici, fantasy e, molto apprezzate, di graphic novel. Questi “volumi illustrati” – che rimandano comunque al genere del fumetto - sono veri e propri romanzi, snelli e accattivanti, che trattano tematiche legate all’attualità e relative alla loro età come, per esempio, l’identità di genere, i primi amori, le diverse provenienze sociali e culturali, eccetera…
Nelle tante attività e riflessioni proposte, è fondamentale che gli adolescenti possano sentirsi parte attiva e competente, possano sentirsi ascoltati in un confronto che avviene sia con gli educatori – adulti fuori dai consueti contesti della famiglia e della scuola – sia con i coetanei, con i quali potranno condividere i complessi sentimenti legati alla loro età come, più nello specifico, all’esperienza dell’ospedalizzazione.
Il riconoscimento nonché la condivisione di normali turbolenze emotive, avvertire cioè di non essere certo unico nel provarle, ritrovare ansie, timori e speranze in coetanei magari appena conosciuti o poterle percepire e sperimentare attraverso molteplici esperienze narrative, facilita lo sviluppo dell’empatia, della fiducia in se stessi, riducendo i livelli di stress legati all’ospedalizzazione non di rado prolungata nel tempo.
Molto ampia, aggiornatissima e assai gradita è poi la sezione dei giochi da tavolo: uno strumento fondamentale, imprescindibile, che favorisce il dialogo, la cooperazione, lo sviluppo delle competenze sociali, etiche e - non ultime - cognitive.

Poesia

Il progetto “poetare in ospedale pediatrico” trova negli spazi della LudoBiblio la sua naturale collocazione. Inaugurato da Bruno Tognolini e consolidato con la presenza di Giusi Quarenghi, Anna Sarfatti, Arianna Papini e altri ospiti già in programma quali Chiara Carminati, Emanuela Bussolati, Nadia Terranova e Chandra Candiani, il “poetare “si interseca e si articola, nella regolarità della vita ospedaliera, con atelier di poesia figurata, con laboratori, con taller de poesia, ora dedicati a Toti Scialoja ora a Emily Dickinson, Giacomo Leopardi, Gianni Rodari e molti altri.
Rime e poesie, filastrocche e nenie, conte e contine, alleggeriscono, divertono, sollecitano ulteriori significati delle parole; significati che vanno al di là del loro senso letterale. Muovono l’animo, nutrono l’immaginario, legano fra loro la meraviglia con la conoscenza, aprono le porte al gioco, alla leggerezza e infine al conforto.
Il progetto del “poetare” arricchisce la strategia terapeutica e aggiunge un ulteriore contributo alla terapia globale ¬olistica facilitando l’elaborazione dei vissuti della malattia e della asperità delle cure e integrandosi, a pieno titolo, con le opportunità della auspicata guarigione.
Per ogni bambino ninnenanne, filastrocche, cantilene, tiritere popolari, preghiere in rima, proverbi e non-sense, rappresentano il primo incontro con la “poesia”, ora sull’onda della voce, della lingua, della mamma ora di chi amorevolmente lo accudisca.
La poesia è sicuramente il luogo del gioco fonemico che i bambini intendono d'istinto, che eccita la loro curiosità, li muove alla scoperta della parola nuova. Il vocabolo inatteso nell'assonanza con altri e altri ancora, contribuisce a creare quei paesaggi di parole, quei “giocattoli poetici” di rodariana memoria.
Neuroscienziati e psicologi cognitivi, studiando il rapporto tra cervello e linguaggio, ritengono che sia la forma poetica – brevità, ritmo, rima, immediatezza dell’immagine, comprensione intersoggettiva e così via – ad attivare i nostri neuroni in modi specifici e complessi, così da contribuire a "costruire" la realtà in cui viviamo.
Attraverso la narrazione propria della poesia, che è immediatezza e sintesi nella sua ricerca di musicalità, armonia, ritmo, bellezza, nei nostri laboratori nasce così un patrimonio di parole da esplorare e di cui impossessarsi per trasferire nelle parole stesse, nella musica delle parole, il peso dei tanti sentimenti che abitano nell’anima dei piccoli ricoverati, infondendo fiducia nel fatto che in ciascuno di noi esiste la possibilità di descrivere i propri sentimenti, le proprie aspettative, i dubbi e le speranze.
Per Gianni Rodari, ogni parola è come un sasso gettato in uno stagno: provoca onde di superficie e di profondità. E tutte queste onde vanno a toccare altre parole, altri vissuti, altre emozioni, trascinandoli nel movimento della meraviglia, dello stupore, della memoria e del sentire.


Responsabile
  • Claudio Micheli, cooperativa Arca
Staff
  • Chiara Barbieri
  • Consuelo Gori
  • Eleonora Nuzzi
  • Lucia Segantini
  • Elisabetta Vezzosi
  • Ilaria Vitali
Risorse correlate

La direzione scientifica della ludobiblio per il coordinamento delle attività è composta da: Maria Baiada, Daniela Papini, Manuela Trinci.