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PSICOLOGIA

Disegno di un ragazzo molto popolare che mostra quanti follower ha sui social, circondato da ragazze e invidiato da un altro ragazzo meno popolare
di Francesca Maffei, responsabile del servizio di psicologia ospedaliera AOU Meyer

L’adolescenza è caratterizzata dal desiderio dei ragazzi di appartenere al gruppo dei pari: il gruppo diventa il nuovo punto di riferimento con cui confrontarsi di continuo. Per sentirsi accettati diventa importante quindi che la persona faccia suoi gli interessi e adotti lo stile nel vestirsi e nel comportamento sociale propri del gruppo a cui appartiene. L’investimento sui valori del gruppo di riferimento (possiamo osservare l’esistenza di tipologie di gruppi di adolescenti con caratteristiche molto differenti) è funzionale a sviluppare il senso di appartenenza a un sistema di relazioni diverso da quello della famiglia d’origine e a sentirsi adeguati, in una fase evolutiva in cui i ragazzi sono impegnati nella ridefinizione della propria identità. In questa fase evolutiva in cui l'identità dell'adolescente è in una sorta di limbo in cui si stanno lasciando gli aspetti del sè infantile per creare una nuova identità, gli adolescenti vivono una condizione che li rende vulnerabili e li predispone ad aderire a valori e miti anche futili. Negli ultimi anni si assiste a un nuovo fenomeno: gli adolescenti desiderano essere popolari, spesso li sentiamo classificare i compagni come “il più popolare” “meno popolare” e “il perdente”. I ragazzi sono preoccupati di ottenere il consenso sociale, ovvero vogliono essere considerati persone di successo ed evitano a tutti i costi di essere considerati dei perdenti. Perché? La popolarità sembra essere diventato il valore più importante tra gli adolescenti perché da questo dipende l’essere o meno accettati socialmente e l’appartenenza al gruppo. Non è una questione da poco perché essere considerati in un modo o nell’altro protegge dalle derisioni e dall’essere esclusi. Il giudizio degli altri diventa molto importante, i vissuti emotivi in gioco sono la vergogna, la paura di non essere all’altezza e di fallire nelle prestazioni sotto lo sguardo degli altri, in particolare quello dei coetanei. Alla luce di questo, possiamo comprendere l’uso massiccio dei social da parte degli adolescenti, per condividere immagini della propria vita in attesa di contare quanti like collezionano i loro post; quando si ricevono tanti like aumenta la popolarità e il senso di autostima, al contrario quando se ne ricevono pochi o addirittura si hanno commenti negativi, l’autostima e l’umore si abbassano e si sperimentano vergogna e rabbia. Questo fenomeno ha molteplici risvolti psicologici e sociali: la ricerca della popolarità può trasformarsi in una dipendenza da approvazione sociale che non solo condiziona l’autostima e il tono dell’umore, ma è anche alla base di comportamenti rischiosi. Perché la popolarità è diventata un valore primario tra gli adolescenti? Un punto di vista è che le cause siano in parte di natura psicologica, ma soprattutto di tipo sociale: viviamo in una società improntata al raggiungimento del successo, una società in cui sempre di più il senso di appartenenza ed esistenza è correlato all’essere socialmente visibili, un contesto che ha visto nascere nuove professioni come ad esempio le fashion blogger, ovvero persone che danno indicazioni su come vestirsi, truccarsi etc. il cui successo dipende dal numero di follower, e che ha promosso la nascita di social media che facilitano la partecipazione alla rete attraverso la condivisione e diffusione di immagini da sottoporre al giudizio di un pubblico vasto e spesso poco conosciuto.