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IL GIOCO È UNA COSA SERIA

di Manuela Trinci, psicoterapeuta infantile, direzione scientifica ludo-biblio AOU Meyer

Come si giocava quando ancora non c’era la televisione e Super Mario non era un eroe dei nostri tempi? Prima vale a dire dei Transformer, della casa di Polly Pocket, della Play, di Barbie e Ken, dei mattoncini Lego o delle superaccessoriate pistole Nerf? Fortunatamente, guardandosi intorno, non sono poche le mostre allestite sul tema “come giocavamo” nonché gli interi musei dedicati proprio a giochi e giocattoli del passato, musei che strutturati per lo più con il modello hands on (letteralmente, mani sopra) propongono, a misura di bambino, attività ludiche, percorsi creativi, travestimenti e installazioni multimediali che mobilitano i cinque sensi e attivano la memoria suscitando la meraviglia del c’era una volta. Di sicuro è vero che il gioco non è il giocattolo e che talvolta bamboline o soldatini sigillati in preziose teche di cristallo suscitano nei piccoli visitatori un po’ di malinconia, un senso di indefinita attesa, però, alla fine, l’incantamento di trovarsi in strabilianti Paesi dei Balocchi, senza gli ammonimenti del Grillo Parlante, sgomina qualsiasi altro sentimento. Un esempio? Affacciata sul lago Maggiore, nelle vicinanze di Varese, la Rocca Borromea di Angera ospita il Museo della bambola e del giocattolo, uno dei musei cult d’Europa. Si cammina lungo un itinerario esatto, un percorso storico e un impianto didattico contrassegnati da effetti sorprendenti: luci, suoni, installazioni video che permettono di vedere gli oggetti in movimento e ascoltarne la musica, mettendo così in evidenza l’immaginario di tali giochi, la loro estetica, la capacità evocativa di cui sono portatori. Non è cosa comune passeggiare tra voli lenti di aeroplani di latta, giri di giostra, treni a vapore, orsi di pezza e giocattoli automi: acrobati, clown, domatori di bestie feroci, e ancora scatole musicali, transatlantici, palle e lanterne magiche, negozi in miniatura, case di bambola completamente arredate, giochi di società e didattici, libri preziosi, riviste, fotografie d’antan. E poi loro, le bambole. Protagoniste indiscusse, presenti in oltre mille esemplari dal ‘700 ai giorni nostri. Bambole in cera, cartapesta, tessuto, celluloide, con le teste di biscuit; bambole con l’aria un po’ assonnata, le guance rosate e le bocche a cuore, oppure bambole pensierose e imbronciate; in legno o bachelite, coi capelli in mohair, sontuosamente abbigliate e spesso munite di corredi in miniatura. Presenti anche decine e decine di bébé-caractères, ispirati ai neonati, che richiamano la tenerezza e la dedizione dell’ever green “giocare alle mamme”. Meno noto, eppure strabiliante si trova, a Sala Bolognese, il Museo del Giocattolo in Movimento il GIO CARS. Un piccolo gioiello dove sono esposti 700 pezzi unici tenuti assieme dalla tematica del movimento: automobiline, tricicli, carrozzine, cavalli a dondolo, leve, pedali e rotelle. Pezzi forte della collezione, assieme a motociclette e go kart, sono le “pedal cars”, con una serie di splendidi modelli grandi perfettamente funzionanti, prodromi dei bolidi prodotti nella Motor Valley. Imperdibile per tutti i fans della Ferrari! Se poi, grandi e piccini, volessero abbandonarsi all’amarcord di struggenti atmosfere felliniane, nulla di meglio di un giro in giostra a Bergantino, un piccolo comune sulle rive del Po dove si trova il Museo storico della giostra. In mostra storie di giostrai, suggestioni di spettacoli itineranti, foto, giochi e loro: le giostre, con la loro multiforme estetica, con il loro pervasivo piacere della vertigine di chi si perde nella corsa, nel volo, con il loro assonare al non-sense di divertirsi girando a vuoto, forse rimando perenne di quel “giro-girotondo casca il mondo, casca la terra e tutti giù per terra!”