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Francesco Aiello

Foto fagiolino niebe

Le malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI), comprendono la malattia di Crohn e la rettocolite ulcerosa. Queste malattie fino a non molto tempo fa venivano considerate dai pediatri condizioni rare nel bambino. Oggi ci sono molte ragioni perché il pediatra approfondisca le sue conoscenze su questa patologie. Partiamo dai numeri: si calcola che in Italia circa 200.000 persone siano oggi affette da queste malattie. Negli ultimi 10 anni la diagnosi di nuovi casi e il numero di ammalati sono aumentati di circa 20 volte. “Non ci sono dubbi – spiega Paolo Lionetti, responsabile della SOC Gastroenterologia e Nutrizione dell’ospedale pediatrico Meyer di Firenze – che queste malattie hanno avuto un forte incremento negli ultimi anni. Negli anni Settanta molti studi hanno evidenziato una frequenza di queste malattie molto maggiore nel Nord Europa rispetto al Sud con differenze di incidenza di tre, quattro volte. Un indagine condotta alla fine degli anni Novanta ha invece evidenziato differenze del 40-50%. Sembra che nel Nord Europa i tassi di incidenza si siano stabilizzati mentre oggi osserviamo un continuo aumento del numero di queste patologie nel Sud dell'Europa”. Ma il vero “boom” delle MICI si è avuto in pazienti in età pediatrica.

Sempre più casi fra i giovani
I numeri di queste malattie tra i giovanissimi sono un’emergenza sempre più grave nei Paesi industrializzati, soprattutto perché in età pediatrica Crohn e colite sono spesso molto più aggressive, con un maggior rischio di complicanze e necessità di interventi chirurgici. Sulle cause del trend ci sono ancora molti dubbi. L'ipotesi patogenetica prevalente è quella di una reazione immunologica abnorme da parte dell'intestino nei confronti di antigeni (per esempio batteri normalmente presenti nell'intestino). Questo squilibrio immunologico può instaurarsi per un'alterata interazione tra fattori genetici propri dell'individuo e fattori ambientali.
E' noto che nelle MICI è presente una certa "familiarità", ovvero la tendenza ad un maggior rischio nei parenti delle persone affette, ma non sono malattie da considerare trasmesse geneticamente in senso stretto. Dagli studi condotti nei gemelli monocoriali si evidenzia che la genetica conta per il 45% nella Malattia di Crohn e solo per il il 10-15% per la colite ulcerosa. Il resto lo fa l’ambiente. Sotto accusa finiscono come sempre gli stili di vita moderni, dai cibi industriali allo stress metropolitano, dall’abuso di antibiotici alla troppa igiene, ma tutte restano solo ipotesi.

Questione di dieta
Per cercare di capire meglio il peso dell’ambiente nell’insorgenza di queste malattie, qualche anno fa, il gruppo di ricerca guidato da Lionetti ha messo a confronto la dieta occidentale di un gruppo di bambini toscani sani con quella quasi vegetariana (miglio macinato, piccoli fagioli, verdure e cerali) di bimbi africani sani che vivevano in una zona rurale del Burkina Faso. I risultati? “La flora batterica dei piccoli africani, spiega Lionetti, era molto più ricca ed eterogenea. Attraverso la tecnologia molecolare del pirosequenziamento abbiamo catalogato tutte le specie batteriche, anche quelle non coltivabili, delle feci di bambini sani di età dagli uno ai sei anni che vivono in un villaggio rurale africano in Burkina Faso. I dati, pubblicati sulla rivista PNAS, sono stati sorprendenti: i bambini africani presentano una microflora con maggiore biodiversità, ricca di batteri che sono in grado di digerire la cellulosa e di restituire come prodotto finale composti benefici per il nostro intestino quali il butirrato, un potente antinfiammatorio naturale”. Nonostante questi bambini vivano in condizioni igieniche precarie e siano soggetti a un tasso elevato di malattie infettive presentano un ridotto numero di batteri potenzialmente patogeni quali E. Coli, Shigella, Salmonella che sono presenti nelle feci dei bambini fiorentini.

Microbioma
Questi risultati aprono nuovi scenari per comprendere meglio il sottile equilibrio fra il microbioma e l'origine delle malattie infiammatorie croniche intestinali. “Abbiamo deciso di continuare questi studi analizzando delle popolazioni africane che vivono in piccoli centri urbani. In questo caso la situazione è intermedia e nei prossimi mesi la nostra attenzione si sposterà sui bimbi che abitano le grandi città del Burkina Faso”. Capire meglio come può instaurarsi la malattia è fondamentale dato che, per esempio, l'esordio della sintomatologia nella malattia di Crohn è subdolo e il quadro clinico è dominato da manifestazioni extra-intestinali quali febbre, anoressia, scarsa crescita, artrite. Spesso, quindi, la malattia viene confusa con altre condizioni quali anoressia mentale, febbre di origine sconosciuta, artrite reumatoide e ne consegue un considerevole ritardo nella diagnosi.
Per questo motivo le MICI necessitano di stretta sorveglianza clinica e di un appropriato regime terapeutico.
La terapia medica nelle forme non complicate si basa sull'uso di diete liquide esclusive, farmaci come la mesalazina, il cortisone, gli immunosoppressori, alcuni antibiotici ad azione sui batteri del tratto digerente, e sui farmaci biologici di nuova generazione come gli anticorpi bloccanti il Tumor necrosis factor (TNF).